Il cinema come pratica di resistenza
24 marzo, 14 e 28 aprile, 12 e 26 maggio 2026
Il cinema, per la sua capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore e toccare le molle più profonde dell’animo umano, è stato sempre utilizzato dai regimi come eccezionale strumento di propaganda. D’altro canto, singoli registi e movimenti della controcultura ne hanno fatto un mezzo di opposizione ad ogni imposizione e censura.
“L’immaginazione al potere” è stato uno degli slogan dei moti studenteschi del sessantotto preso in prestito dal filosofo Herbert Marcuse, uno dei pensatori più influenti del Novecento, fautore di un approccio antiautoritario e fermo oppositore di ogni forma di repressione.
Il ciclo di proiezioni proposto prova ad analizzare come il cinema mondiale si è confrontato con il potere sperimentando esempi di resistenza e forme di contestazione e di lotta.
Il cineforum si propone come un’attività integrativa ai corsi accademici curriculari, che hanno come oggetto di studio la storia del cinema e il linguaggio cinematografico.
Programma:
24 marzo 2026
In film nist (Questo non è un film) di Jafar Panahi e Mojtaba Mirtahmasb, 2011, Iran, 76 min. Panahi è agli arresti domiciliari e gli è vietato di girare film, di lasciare il paese o dare interviste con i media accusato di propaganda contro il regime”. Il regista realizza un video-diario coraggioso e ironico, un saggio sul cinema, girato con un cellulare e una videocamera DV, testimonianza della lotta tra la tirannia politica e l’immaginazione creativa. Una messa in scena di taglio brechtiano del filmare l’impossibilità di fare un film, in cui restano incerte le linee di demarcazione tra documentario e fiction. Il cinema come atto di resistenza.
In film nist è stato contrabbandato dall’Iran a Cannes nascosto all’interno di una torta di compleanno e presentato al Festival di Cannes 2011.
14 aprile
Titicut Follies di Frederick Wiseman, 1967, USA, 84 min.
Documentario girato all’interno del manicomio criminale di Bridgewater, Massachussets, dove i reclusi mettono in scena un musical. Film scandaloso e disturbante semplicemente per l’aderenza “scientifica” alla realtà della struttura manicomiale, paradigma di qualsiasi struttura di potere, e per la forte carica di denuncia sociale. Il perturbante non sta tanto nella crudezza delle immagini quanto nella rappresentazione di un sistema che controlla, sorveglia e reprime i corpi con un pietismo ambiguo e paternalistico che gela il sangue, specchio di dinamiche sociali che rimandano all’analisi di Michel Foucault.
È stato soggetto a bando per decenni. Il dissequestro del film è avvenuto solo nel 1992.
28 aprile
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, Italia, 1970, 112 min.
Un thriller con venature grottesche che denuncia le patologie del sistema poliziesco e che elabora il tema dostoevskiano della sfida di un assassino alla giustizia.
La pellicola uscì in un periodo politicamente molto incandescente in Italia, appena due mesi dopo la strage di piazza Fontana che diede avvio agli anni di piombo e alla strategia della tensione, e la morte violenta dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
Una magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté, attore simbolo di una generazione, che restituisce una lucida riflessione sui meccanismi psicologici che, a partire dal nostro bisogno interiore di una figura paterna, ci rendono alleati di un potere autoritario e repressivo.
Il film ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e il Premio Oscar al miglior film straniero nel 1971.
12 maggio
La Chinoise (La cinese) di Jean-Luc Godard, Francia, 1967, 96 min. Le riprese in interni hanno luogo nell’appartamento di rue de Miromesnil a Parigi dove vive Godard. Cinema nel cinema, rivoluzionario nella sua stessa fattura e costellato da innovazioni stilistiche, il film si pone come momento di riflessione su un progetto di reinvenzione del cinema “d’autore” che mette in relazione dialettica il linguaggio cinematografico con i diversi contesti della cultura contemporanea.
Il soggetto, ispirato al romanzo La cospirazione di Paul Nizan, cita le tematiche de I demoni di Dostoevskij e descrive un gruppo di giovani rivoluzionari maoisti parigini alla vigilia del Sessantotto. Film fortemente politico che anticipa gli avvenimenti del maggio francese, che avrebbero dato il via alla stagione della contestazione. La guerra in Vietnam e la rivoluzione culturale avviata in Cina dalle guardie rosse di Máo Zédōng, sono al centro del soggetto della pellicola.
Il regista mantiene un punto di vista ambiguo verso la vicenda narrata: non è infatti chiaro se Godard nutra simpatia per i personaggi del film, se ne condivida le idee o se ironizzi piuttosto apertamente sugli infantilismi rivoluzionari adombrando l’inutilità, l’inattualità e l’artificialità delle posizioni filo-maoiste in Francia anticipando così le contraddizioni della deriva violenta della contestazione giovanile del Sessantotto.
26 maggio
Brazil di Terry Gilliam, Regno Unito, 1985, 132 min.
Presentato da Clelia Calandra, dottoranda del XL ciclo in Culture, pratiche e tecnologie del cinema, dei media, della musica, del teatro e della danza all’Università degli studi Roma Tre.
Brazil, ispirato visivamente dal cinema espressionista tedesco, è il secondo film della “trilogia dell’immaginazione”. Costruisce un mondo kafkiano in salsa immaginario cyberpunk in cui la burocrazia ha preso il sopravvento in ogni attività dell’uomo, combinata al cinismo spietato dei potenti. Brazil è un film sul totalitarismo, quello che non ha bisogno di stivali che marciano nelle strade, ma che attua un controllo “morbido”, invisibile, che non chiede fedeltà ideologica. Un potere che non ha bisogno di un Grande Fratello, e l’orrore non nasce dalla violenza improvvisa, ma dalla normalità del funzionamento della macchina sociale.
Selezione a cura di:
Luca Valerio – coordinatore del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate, docente di Digital Video e Video Editing
Andrea Liberati – docente di Tecniche di Documentazione Audiovisiva
Ola Czuba – cultrice della materia per il corso di Digital Video, artista visiva e dottoranda del XL ciclo in Culture, pratiche e tecnologie del cinema, dei media, della musica, del teatro e della danza all’Università degli studi Roma Tre in consorzio con l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Quattro incontri possono dare diritto all’attribuzione di 1 credito formativo a seguito dell’approvazione del Responsabile della Scuola di appartenenza.
Le presenze si cumulano con quelle già previste per il ciclo di incontri L’ESTETICA DELLA FRUSTRAZIONE #1- Nová Vlna, nuova onda cecoslovacca.
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