Moda dell’Estremo Oriente: Incontro con lo stilista Didit Prabowo

Moda indonesiana in dialogo interculturale con l’Occidente

Introduzione e coordinamento di Andrea Sorrentino
con la partecipazione di Andreina Longhi e l’attrice Happy Salma

Ragowo Hediprasetyo Djojohadikusumo (DIDIT PRABOWO) è uno stilista e designer indonesiano, noto per aver costruito un ponte creativo tra l’estetica del Sud-est asiatico e l’alta moda occidentale. Nato a Jakarta, è riconosciuto per la sua visione raffinata e internazionale della moda contemporanea. Dopo aver studiato design e haute couture tra Europa e Stati Uniti, Didit Prabowo ha costruito un percorso che unisce rigore sartoriale, eleganza strutturale e sensibilità artistica.
Le sue creazioni si distinguono per linee pulite, volumi controllati e un uso sofisticato dei materiali, spesso ispirati alla tradizione tessile indonesiana reinterpretata in chiave moderna. Le sue collezioni, presentate anche a Parigi, riflettono un’estetica discreta ma fortemente identitaria, in cui il minimalismo dialoga con dettagli ricercati.
Didit Prabowo si colloca così tra i designer emergenti più interessanti del panorama internazionale, capace di coniugare radici culturali e linguaggio globale, con una cifra stilistica elegante, colta e contemporanea.

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Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

Piccoli Naufragi Presentazione del libro di Paolo Ristonchi

Insieme all’autore intervengono:
Cecilia Casorati
– Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Tania Campisi – Docente di Grafica d’Arte, Accademia di Belle Arti di Roma
Monica Micheli – Editor
Maria Grazia Messina – Storica dell’Arte
Claudio Libero Pisano – Docente di Museografia all’Accademia di Belle Arti di Roma

Due naufraghi perduti tra i flutti riflettono sulla nostra società, sui problemi che affliggono l’umanità e gli avvenimenti mondiali, di cui sono consapevoli nonostante l’evidente solitudine e la condizione in cui vivono da anni.

Il loro sguardo estraneo, e proprio per questo lucidissimo, apre ogni capitolo di questo libro di disegni e parole, costruito da Paolo Ristonchi come un diario a episodi che si snoda nel tempo, un serissimo divertissement capace, attraverso segni scarni e dissacranti, di rivelarci ai nostri stessi occhi.

176 pagine cm 32 x 24
Stampato in 100 esemplari numerati e firmati dall’artista

© La Discussione, immagine di apertura del libro Piccoli Naufragi, Paolo Ristonchi 2016/25

Visual Culture e Intersezionalità. Embodiment, Agency, Normatività

Introduce la Prof.ssa Elena Bellantoni – Tecniche Performative per le Arti Visive, Accademia di Belle arti di Roma

La conferenza avvia un percorso di riflessione sul corpo come luogo del conflitto ma anche come spazio di risoluzione del conflitto stesso. Un corpo politico che diventa performativo. L’incontro avrà un’ossatura teorico e linguistica sui concetti di Embodiment, Agency, Normatività. La seconda a parte aprirà dei ragionamenti sulle tre parole-concetti chiave da pensare in relazione alla performance ed ai performance studies.

In foto: – Wynnie Mynerva, ¿QUÉ LIMPIAN LAS QUE LIMPIAN?, 2020, performance con la madre dell’artista, Blanca Ortiz.

Io contengo moltitudini – Incontro con Marinella Senatore, artista dell’Anno alla GNAMC

Un incontro con Marinella Senatore rivolto alle studentesse e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma che prevede un’introduzione alla sua pratica artistica partecipativa esplorandone il processo creativo. Il 28 aprile alla GNAMC.

Nell’ambito della sua nomina ad Artista dell’Anno 2026, Marinella Senatore terrà alla GNAMC il 28 aprile 2026 alle ore 11.00 un incontro aperto alle studentesse e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. L’incontro, dal titolo Io contengo moltitudini, è un’introduzione alla pratica artistica di Senatore, che da oltre vent’anni si sviluppa attraverso progetti partecipativi su scala internazionale.

Il lavoro dell’artista si concentra sulla costruzione di spazi collettivi in cui individui e comunità contribuiscono attivamente alla creazione artistica, mettendo in relazione esperienze, linguaggi e forme di conoscenza diverse. Il suo approccio si inserisce nell’ambito della socially engaged art, una pratica che considera l’arte come dispositivo relazionale e trasformativo, capace di attivare processi di partecipazione, empowerment e ridefinizione delle identità individuali e collettive.

Dopo una prima parte introduttiva, l’artista proporrà una breve esperienza condivisa, invitando i partecipanti a entrare temporaneamente nel suo processo creativo. Attraverso il lavoro sul movimento somatico, Senatore esplorerà assieme a studenti e studentesse modalità di ascolto, presenza e relazione, che sono alla base della sua ricerca.

Ufficio Stampa Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Antonella Fiori | + 39 3472526982 | gan-amc.uffstampa@cultura.gov.it; a.fiori@antonellafiori.it

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma, Viale delle Belle Arti, 131
gnamc@cultura.gov.it

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Colori e Mestieri delle Arti Multimediali

Derrick de Kerckhove in dialogo con Franco Speroni – L’uomo quantistico

Introduce: Maria Cristina Reggio, coordinatrice Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte

Intervengono: Raffaele Gavarro, Cristian Rizzuti, Elena Giulia Rossi

Conferenza nell’ambito di “Colori e Mestieri delle Arti Multimediali”

È necessaria la prenotazione. Per info e prenotazioni: e.rossi@abaroma.it

Derrick de Kerckhove, sociologo, tra i più autorevoli studiosi dei media e della cultura digitale, il 10 aprile 2026 (alle 16.00) incontra gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma per parlare dell’impatto della trasformazione digitale come ‘nuovo sistema operativo culturale’ e dei possibili modi di adattarsi al cambiamento in maniera propositiva, partendo dalla sua ultima pubblicazione: L’uomo quantistico. Mente, società, democrazia: dove ci porterà la prossima rivoluzione digitale (Rai libri2025).

Allievo e collaboratore di Marshall McLuhan, de Kerckhove ha sviluppato nel corso della sua carriera una riflessione originale sul rapporto tra mente, tecnologia e società, contribuendo a definire concetti chiave, come “l’intelligenza connettiva”. La sua ricerca si colloca tra scienze cognitive, media studies e filosofia della tecnologia, con particolare attenzione agli effetti delle reti digitali sulla percezione, sul pensiero e sulle dinamiche collettive.

Questo incontro ruota attorno agli sviluppi più attuali dei suoi studi, alla luce della “dolorosa transizione” dal sistema alfabetico al codice digitale e nell’ottica di un approccio positivo e propositivo per affrontare questo passaggio adottando nuove modalità di collaborazione tra menti umane e artificiali per una “cittadinanza digitale estesa”.
La fisica quantistica e ai suoi principi di indeterminazione, entanglement, sovrapposizione e non località, possono rivelarsi uno strumento privilegiato per comprendere la nostra esistenza ibrida contemporanea.

L’autore racconterà di come queste teorie abbiano trovato un avvio nella scrittura stessa del libro, una stesura che ha trovato complicità e collaborazione nella combinazione tra il modello linguistico generalizzato
Claude (creato da Anthropic) e DerrAIck, configurato da Matteo Ciastellardi, docente al Politecnico di Milano, su concetti e materiali elaborati da de Kerckhove nel corso degli anni di ricerca e insegnamento.
L’incontro è parte della serie di incontri “Colori e mestieri nelle arti multimediali”, a cura di Elena Giulia Rossi per e con la Scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte e sarà un’opportunità unica di scambio per approfondire questi temi attraverso il dialogo diretto con l’autore e i suoi interlocutori, in un contesto accademico aperto al confronto interdisciplinare.

Derrick de Kerckhove non è un fisico quantistico, ma applica metodi sociologici per esplorare le conseguenze psicologiche, sociali, economiche e politiche delle tecnologie di comunicazione. Tra 1983-2008, direttore del programma McLuhan sulla cultura e la tecnologia all’università di Toronto. Tra i libri più noti (Brainframes: Technology, Mind and Business (1991), La pelle della cultura (1995), L’intelligenza connettiva (1997). I più recenti, con Stefano Calzati, sono The Quantum Ecology, (MIT Press 2024) e L’uomo quantistico (Rai Libri 2025). Vive a Roma, dove è direttore scientifico della rivista Media Duemila e dell’Osservatorio TuttiMedia.

Vincenzo Scolamiero Con qualche parte della terra

Dal 1° aprile al 17 maggio 2026 il Mattatoio di Roma presenta la mostra Vincenzo Scolamiero. Con qualche parte della terra, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città  delle Arti, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dall’AICA, Associazione Internazionale dei Critici d’Arte.
Realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Twiceout.

Il progetto espositivo ripercorre quindici anni di ricerca pittorica di Vincenzo Scolamiero, docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, città nella quale vive e lavora. Questo ampio arco temporale permette di cogliere in profondità l’evoluzione dell’artista, la cui prima mostra personale si è tenuta presso la storica galleria Al Ferro di Cavallo di Roma nel 1987, offrendo una visione complessiva e articolata della sua produzione. In mostra sono presentate oltre trenta opere, tra lavori su tela e tavola, carte e libri d’artista.

L’esposizione esplora i molteplici ambiti che da sempre nutrono la ricerca dell’artista, profondamente influenzata dalla lettura della poesia, dall’ascolto della musica e da una costante attenzione rivolta alle più piccole tracce del quotidiano. In questo modo la pittura diviene un luogo di profonda riflessione, sintomo di una mobilità interiore e di un atteggiamento filosofico nei confronti della vita.

Il titolo Con qualche parte della terra, tratto da un verso della poetessa Louise Glück, rimanda a un rapporto totalizzante con il mondo, che affiora nelle opere esposte tramite minime tracce, sintomo di riflessioni sulla caducità e l’impermanenza della propria condizione. Percorrendo gli ambienti del padiglione emerge una pittura caratterizzata dalla costruzione di uno spazio dinamico, incentrata sulla concezione del vuoto come elemento costruttivo.

L’inizio del percorso espositivo è costituito da lavori in cui l’equilibrio compositivo è costruito su pochi elementi e caratterizzato da una sospensione spaziale minimale, mentre gli ambienti successivi presentano una serie di opere con un’apertura graduale verso una maggiore complessità tonale e strutturale dovuta ad un rapporto sempre più stringente che l’artista instaura con la musica e la poesia.
Riferimenti diretti di questa relazione si trovano nei titoli delle opere, come Piero Bigongiari, Harrison Birtwistle, Louise Glu ̈ ck, Luigi Nono.

L’allestimento è concepito in risposta alla continua sperimentazione tecnica della ricerca di Vincenzo Scolamiero. L’uso di pigmenti, olii, inchiostri, acrilici e strumenti per tracciare il supporto hanno sempre consentito all’artista di variare la fluidità delle tracce, le morbide velature e i trapassi luminosi che caratterizzano la sua produzione. Da ciò nascono esiti differenti: la mano, la testa, tutta l’anatomia dell’artista partecipa all’atto di creazione, così le ampie campiture vengono costruite lentamente seguendo il movimento del corpo e il ritmo del respiro, a ciò si alterna l’emergere di forme più ibride che donano dinamicità tra astrazione e figurazione.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, edito da De Luca Editori d’Arte, con i testi critici di Francesca Bottari e Maria Vittoria Pinotti.

Vincenzo Scolamiero (1956, Sant’Andrea di Conza, AV) è docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, citta ̀ nella quale vive e lavora. Le sue opere sono entrate a far parte di importanti collezioni pubbliche e private. Ha esposto in gallerie e in rilevanti spazi museali nazionali e internazionali. Tra le partecipazioni istituzionali si segnalano, la Quadriennale di Roma (1996) e la Biennale di Venezia (2011), è anche vincitore della LXV Edizione del Premio Michetti (2014).

Maria Vittoria Pinotti (1986, San Benedetto del Tronto) è storica dell’arte, curatrice e critica indipendente. Collabora con gli uffici del Ministero della Cultura è coordinatrice dell’Archivio fotografico di Claudio Abate e Manager presso lo Studio di Elena Bellantoni. Scrive per diverse riviste d’arte e redige testi critici per gallerie d’arte con approfondimenti tematici dedicati alla pittura.

Opening e anteprima della mostra
31 marzo, ore 18:00

Orari
Dal martedì alla domenica
dalle ore 11.00 alle 20.00
lunedì chiuso
L’ingresso è consentito
fino a un’ora prima della chiusura

Info
www.mattatoioroma.it
Facebook: @mattatoioroma
Instagram:@mattatoio #MattatoioRoma

UFFICIO STAMPA AZIENDA SPECIALE PALAEXPO
Piergiorgio Paris | T. +39 347 8005911 – M. p.paris@palaexpo.it
Federica Mariani | T. +39 366 6493235 – M. f.mariani@palaexpo.it
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Segreteria: Dario Santarsiero| T. +39 06 69627 1205 – d.santarsiero@palaexpo.it;
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Roberta Melasecca_Associazione culturale blowart | T. +39 349 4945612
M. roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Photo: Vincenzo Scolamiero, Con qualche parte del proprio mondo 1, 2026, olio e pigmenti su tela, cm 200×100

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L’immaginazione e il potere

Il cinema come pratica di resistenza

24 marzo, 14 e 28 aprile, 12 e 26 maggio 2026

Il cinema, per la sua capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore e toccare le molle più profonde dell’animo umano, è stato sempre utilizzato dai regimi come eccezionale strumento di propaganda. D’altro canto, singoli registi e movimenti della controcultura ne hanno fatto un mezzo di opposizione ad ogni imposizione e censura.

“L’immaginazione al potere” è stato uno degli slogan dei moti studenteschi del sessantotto preso in prestito dal filosofo Herbert Marcuse, uno dei pensatori più influenti del Novecento, fautore di un approccio antiautoritario e fermo oppositore di ogni forma di repressione.

Il ciclo di proiezioni proposto prova ad analizzare come il cinema mondiale si è confrontato con il potere sperimentando esempi di resistenza e forme di contestazione e di lotta.

Il cineforum si propone come un’attività integrativa ai corsi accademici curriculari, che hanno come oggetto di studio la storia del cinema e il linguaggio cinematografico.

Programma:
24 marzo 2026
In film nist (Questo non è un film) di Jafar Panahi e Mojtaba Mirtahmasb, 2011, Iran, 76 min. Panahi è agli arresti domiciliari e gli è vietato di girare film, di lasciare il paese o dare interviste con i media accusato di propaganda contro il regime”. Il regista realizza un video-diario coraggioso e ironico, un saggio sul cinema, girato con un cellulare e una videocamera DV, testimonianza della lotta tra la tirannia politica e l’immaginazione creativa. Una messa in scena di taglio brechtiano del filmare l’impossibilità di fare un film, in cui restano incerte le linee di demarcazione tra documentario e fiction. Il cinema come atto di resistenza.
In film nist è stato contrabbandato dall’Iran a Cannes nascosto all’interno di una torta di compleanno e presentato al Festival di Cannes 2011.

14 aprile
Titicut Follies di Frederick Wiseman, 1967, USA, 84 min.
Documentario girato all’interno del manicomio criminale di Bridgewater, Massachussets, dove i reclusi mettono in scena un musical. Film scandaloso e disturbante semplicemente per l’aderenza “scientifica” alla realtà della struttura manicomiale, paradigma di qualsiasi struttura di potere, e per la forte carica di denuncia sociale. Il perturbante non sta tanto nella crudezza delle immagini quanto nella rappresentazione di un sistema che controlla, sorveglia e reprime i corpi con un pietismo ambiguo e paternalistico che gela il sangue, specchio di dinamiche sociali che rimandano all’analisi di Michel Foucault.
È stato soggetto a bando per decenni. Il dissequestro del film è avvenuto solo nel 1992.

28 aprile
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, Italia, 1970, 112 min.
Un thriller con venature grottesche che denuncia le patologie del sistema poliziesco e che elabora il tema dostoevskiano della sfida di un assassino alla giustizia.
La pellicola uscì in un periodo politicamente molto incandescente in Italia, appena due mesi dopo la strage di piazza Fontana che diede avvio agli anni di piombo e alla strategia della tensione, e la morte violenta dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
Una magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté, attore simbolo di una generazione, che restituisce una lucida riflessione sui meccanismi psicologici che, a partire dal nostro bisogno interiore di una figura paterna, ci rendono alleati di un potere autoritario e repressivo.
Il film ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e il Premio Oscar al miglior film straniero nel 1971.

12 maggio
La Chinoise (La cinese) di Jean-Luc Godard, Francia, 1967, 96 min. Le riprese in interni hanno luogo nell’appartamento di rue de Miromesnil a Parigi dove vive Godard. Cinema nel cinema, rivoluzionario nella sua stessa fattura e costellato da innovazioni stilistiche, il film si pone come momento di riflessione su un progetto di reinvenzione del cinema “d’autore” che mette in relazione dialettica il linguaggio cinematografico con i diversi contesti della cultura contemporanea.
Il soggetto, ispirato al romanzo La cospirazione di Paul Nizan, cita le tematiche de I demoni di Dostoevskij e descrive un gruppo di giovani rivoluzionari maoisti parigini alla vigilia del Sessantotto. Film fortemente politico che anticipa gli avvenimenti del maggio francese, che avrebbero dato il via alla stagione della contestazione. La guerra in Vietnam e la rivoluzione culturale avviata in Cina dalle guardie rosse di Máo Zédōng, sono al centro del soggetto della pellicola.
Il regista mantiene un punto di vista ambiguo verso la vicenda narrata: non è infatti chiaro se Godard nutra simpatia per i personaggi del film, se ne condivida le idee o se ironizzi piuttosto apertamente sugli infantilismi rivoluzionari adombrando l’inutilità, l’inattualità e l’artificialità delle posizioni filo-maoiste in Francia anticipando così le contraddizioni della deriva violenta della contestazione giovanile del Sessantotto.

26 maggio
Brazil di Terry Gilliam, Regno Unito, 1985, 132 min.
Presentato da Clelia Calandra, dottoranda del XL ciclo in Culture, pratiche e tecnologie del cinema, dei media, della musica, del teatro e della danza all’Università degli studi Roma Tre.
Brazil, ispirato visivamente dal cinema espressionista tedesco, è il secondo film della “trilogia dell’immaginazione”. Costruisce un mondo kafkiano in salsa immaginario cyberpunk in cui la burocrazia ha preso il sopravvento in ogni attività dell’uomo, combinata al cinismo spietato dei potenti. Brazil è un film sul totalitarismo, quello che non ha bisogno di stivali che marciano nelle strade, ma che attua un controllo “morbido”, invisibile, che non chiede fedeltà ideologica. Un potere che non ha bisogno di un Grande Fratello, e l’orrore non nasce dalla violenza improvvisa, ma dalla normalità del funzionamento della macchina sociale.

Selezione a cura di:
Luca Valerio – coordinatore del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate, docente di Digital Video e Video Editing
Andrea Liberati – docente di Tecniche di Documentazione Audiovisiva
Ola Czuba – cultrice della materia per il corso di Digital Video, artista visiva e dottoranda del XL ciclo in Culture, pratiche e tecnologie del cinema, dei media, della musica, del teatro e della danza all’Università degli studi Roma Tre in consorzio con l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Quattro incontri possono dare diritto all’attribuzione di 1 credito formativo a seguito dell’approvazione del Responsabile della Scuola di appartenenza.
Le presenze si cumulano con quelle già previste per il ciclo di incontri L’ESTETICA DELLA FRUSTRAZIONE #1- Nová Vlna, nuova onda cecoslovacca.

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Colori e Mestieri delle Arti Multimediali

Eduardo Kac: dalla Bioarte allo spazio transplanetario

Introduce: Maria Cristina Reggio, coordinatrice Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, Accademia di Belle Arti di Roma

Eduardo Kac, conosciuto internazionalmente per la sua ricerca pionieristica su tele-presenza, bioarte (termine da lui coniato) e arte spaziale, incontra gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma per ripercorrere i momenti salienti della sua carriera.
All’inizio degli anni ’80, Kac ha realizzato opere digitali, olografiche e online che hanno anticipato la cultura globale in cui viviamo oggi, caratterizzata da informazioni in continuo mutamento e in costante evoluzione. Nel 1997 l’artista ha coniato il termine “Bio Art”, dando il via allo sviluppo di questa nuova forma d’arte con opere come il suo coniglio transgenico GFP Bunny (2000) e Natural History of the Enigma (2009), che gli sono valse il Golden Nica, il premio più prestigioso nel campo della media art. Nel 2017, Kac ha creato Inner Telescope, un’opera concepita per e realizzata nello spazio con la collaborazione dell’astronauta francese Thomas Pesquet. Nel 2024, Ágora di Kac è volata nello spazio profondo a bordo del razzo Centaur e ora si trova in un’orbita eliocentrica perpetua. Adsum di Kac è atterrata sulla Luna nel 2025.
Dopo un’introduzione che contestualizza le sue opere pionieristiche di telepresenza della metà degli anni ’80, Kac presenterà alcuni esempi e discuterà il suo sviluppo della bioarte per arrivare a quello snodo della ricerca che lo ha portato oggi a produrre opere destinate allo spazio, operando in assenza di gravità. Seguire il suo percorso artistico chiarisce molti degli aspetti di continuità tra biologia, arte, tecnologia e poesia.

Il 28 marzo, presso Liminal Space, la casa delle arti transmediali nata come progetto dell’Associazione Culturale Simposio, Eduardo Kac parlerà delle opere pionieristiche di arte spaziale (ore 19.30), nell’ambito della mostra Theia Paradigm (visitabile dalle 16.00 alle 19.00). Link ad informazioni e prenotazioni
Le opere di Eduardo Kac sono state esposte a livello internazionale in sedi quali il New Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il MAXXI-Museo delle Arti del XXI Secolo di Roma, Mori Art Museum, Tokyo; Museo Reina Sofia, Madrid; Power Station of Art, Shanghai; e Seoul Museum of Art, Corea. Il suo lavoro è stato presente in eventi internazionali, quali Biennale di Venezia; la Triennale di Yokohama, Giappone; la Biennale di Gwangju, Corea; la Biennale di San Paolo, Brasile; e la Biennale dell’Avana, Cuba. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni quali il Museum of Modern Art-MoMA, New York; il Metropolitan Museum of Art, New York; la Tate Modern, Londra; il Museo Reina Sofia, Madrid; il Victoria & Albert Museum, Londra; il Museo Les Abattoirs—Frac Occitanie di Tolosa, Francia; l’Istituto Valenciano di Arte Moderna-IVAM, Spagna; il Museo ZKM, Karlsruhe, Germania; e il Museo d’Arte Contemporanea di San Paolo.
L’incontro con Eduardo Kac è parte della serie di incontri “Colori e mestieri nelle arti multimediali”, a cura di Elena Giulia Rossi per e con la Scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte.

 

Visioni emergenti 3

S-Confini, mostra personale di Silvia Spoti

Inaugurazione: lunedì 23 marzo 2026
Ore 18.00

La Galleria A.O.C.F58 ospita giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Si rinnova per il terzo anno consecutivo la collaborazione tra la storica galleria romana, A.O.C. F58, da sempre attiva nello scoprire e promuovere artisti emergenti e nuove voci dello scenario contemporaneo, e l’Accademia di Belle Arti di Roma, luogo di eccellenza nella formazione artistica italiana e vivaio di giovani talenti.

Il secondo appuntamento della rassegna 2025/2026 è S – Confini, mostra personale di Silvia Spoti. La sua ricerca indaga il concetto di confine non solo come delimitazione geografica ma come costruzione culturale e politica. Attraverso la manipolazione di atlanti e mappe – incise, deformate e sovrapposte – l’artista mette in discussione la stabilità dei tracciati territoriali, rivelandone la fragilità e l’arbitrarietà. Nelle Non metrie, la carta viene trattata come materia scultorea e le proporzioni dei territori diventano fluide, alludendo anche a luoghi di conflitti spesso rimossi dal discorso mediatico occidentale.

La riflessione sul limite assume una dimensione storica e simbolica nell’installazione Ad Artemisia Gentileschi, dedicata ai 184 giorni del processo per stupro subito dalla pittrice seicentesca: 184 sanpietrini in cera, modulati cromaticamente, traducono il tempo giudiziario in memoria visiva ed emotiva.

Biografia

Silvia Spoti nasce nel 1993 in provincia di Lecce. Da sempre appassionata di Arte e Letteratura, consegue nel 2012 la Maturità Classica. Dopo aver alternato studio e vari lavori part-time, nel 2020 consegue il Diploma di I livello in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Attualmente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si sta diplomando al Biennio di Decorazione. L’interesse per gli studi umanistici fa si che la sua ricerca artistica assuma una forma di indagine conoscitiva della realtà contemporanea, ed allo stesso tempo una forma di espressione sincera di una verità soggettiva ed emozionale. Conosce e pratica le tecniche del disegno, della modellazione dell’argilla, del gesso e della cera. Il contatto con la materia è per lei una necessità, il modo migliore per entrare in relazione con ci. che ci circonda, e con l’Altro.

Alcune mostre collettive:
2020 – «Flash Exhibition #1 “Πῦρ. E venne il fuoco. Dopo il confinamento», in collaborazione con «Le ali di Pandora», presso la sede in via Massimiliano Kolbe, Lecce
2022 – «Diversi ma uguali», a cura di Maria Teresa Padula, presso Palazzo Besso, Roma
2023 – «Carta», in collaborazione con ABA Roma e Giorgia Rissone, presso Piano Terra Vertecchi, Roma
2023 – «1:10», a cura di Claudio Libero Pisano e Roberto Pietrosanti, presso La Nuova Pesa, Roma
2023 – «Artèuropa, Giovani artisti per il futuro dell’Europa», in collaborazione con ABA Roma e Ragnarock, presso Europa Experience – David Sassoli, Roma
2023 – «XVII Premio nazionale delle Arti», presso Palazzo del Medico, Carrara
2024 – «Met Sapienza», in collaborazione con ABA Roma e Sapienza Futura, a cura di Roberto Pietrosanti, presso Museo dell’Arte Classica, Roma
2024 – «XVIII Premio Nazionale delle Arti», presso Fondazione Brodbeck, Catania
2024 – «A punt per commencar», presso Sant Pau, Barcellona

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Committenze contemporanee: Elisabetta Benassi a piazza Venezia

Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 16:30, presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Roma si terrà un incontro con l’artista Elisabetta Benassi, terza protagonista del progetto Murales di Metro C a piazza Venezia, con l’opera Tools.

Elisabetta Benassi, insieme a Marco Bassan e Ludovico Pratesi, fondatori di Spazio Taverna, racconterà il suo approccio a questa committenza, sia dal punto di vista concettuale che pratico, con l’opera Tools, che si muove su un doppio registro, sacro e laico, antico e attuale. Da un lato richiama una tradizione iconografica ispirata agli angeli di Ponte Sant’Angelo, scolpiti nel Seicento su disegno di Gian Lorenzo Bernini, mentre dall’altro restituisce visibilità a figure normalmente invisibili, gli «eroi nascosti» dei cantieri urbani. È un tema che attraversa da tempo la ricerca di Benassi, attenta a nobilitare il lavoro in tutte le sue forme, dalle professioni più umili all’artigianato, fino all’industria.

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it