Conversazioni in Accademia: Thorsten Kirchhoff

 

Nell’ambito della serie di incontri Conversazioni in Accademia a cura della Prof. Ada Lombardi con la collaborazione dei docenti Prof. Lucilla Meloni e Anselm Jappe si terrà in accademia il 10 dicembre 2024 la lectio magistralis dell’artista di origine danese Thorsten Kirchhoff, dove verrà presentato il suo ultimo film Futuro Anteriore.
Thorsten Kirchhoff (nato nel 1960 a Copenhagen, vive e lavora a Roma dal 1984) è un artista multimediale che ha trasformato la sua ricerca negli anni: partendo da una pittura che rinviava alle immagini mediali, televisive e cinematografiche si è sempre più spostato verso i media. Ha riprodotto fotogrammi di film in forma di quadro, installazione, scultura, dove proponeva la visione di una realtà doppia, grottesca e onirica con l’estetica dell’immagine ma contraddicendola anche con l’ironia e ponendo dubbi allo spettatore su cosa effettivamente sia reale e cosa no. Inoltre, dal 1997 ha girato 12 cortometraggi/video
La registrazione degli incontri verrà trasmessa da Radioarte, con la finalità didattica di rendere disponibile a tutti gli studenti la conoscenza diretta di artisti protagonisti della scena romana e il loro processo creativo.
Gli artisti del ciclo Conversazioni in Accademia espongono, in occasione degli incontri, opere da loro stessi selezionate, illustrando la loro poetica e sollecitati dalle domande dei docenti e degli studenti presenti.
La serie di questi incontri prende spunto dalle conversazioni che si tennero nei primi anni ’80 durante le lezioni di Simonetta Lux alla Sapienza di Roma, che segnarono un punto di focalizzazione molto importante per quegli anni poiché, anziché la critica, come di comune uso, furono gli artisti stessi che, in prima persona, analizzarono i punti nevralgici della loro ricerca.
I volumetti che ne seguirono rappresentarono un punto di svolta poiché furono esempio di documentazione della testimonianza in prima persona degli artisti, superando così il concetto della storiografia su cui si era spesso costruita l’analisi storico artistica.

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Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

 

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Conversazioni in Accademia: Gea Casolaro – Incontro con l’artista

Nell’ambito della serie di incontri CONVERSAZIONI IN ACCADEMIA a cura della Prof. Ada Lombardi con la collaborazione dei docenti Prof. Lucilla Meloni, Claudio Libero Pisano e Anselm Jappe si terrà in accademia il 27 novembre la lectio magistralis dell’artista Gea Casolaro.
Gea Casolaro (Roma, 1965), è un’artista italiana che vive tra Roma e Parigi. Il suo lavoro indaga, attraverso la fotografia, il video e la scrittura, il nostro rapporto con le immagini, l’attualità, la società, la storia. La sua ricerca mira ad attivare un dialogo permanente tra esperienze e persone, al fine di ampliare la capacità di analizzare il reale anche attraverso lo sguardo degli altri. È una tra le artiste donne più interessanti della scena romana, tra le prime ad emergere negli anni ’90; ha realizzato progetti relazionali in diversi luoghi del mondo, le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private.
La registrazione degli incontri verrà trasmessa da Radioarte, con la finalità didattica di rendere disponibile a tutti gli studenti la conoscenza diretta di artisti protagonisti della scena romana e il loro processo creativo.
Gli artisti del ciclo CONVERSAZIONI IN ACCADEMIA espongono, in occasione degli incontri, opere da loro stessi selezionate, illustrando la loro poetica e sollecitati dalle domande dei docenti e degli studenti presenti.
La serie di questi incontri prende spunto dalle conversazioni che si tennero nei primi anni ’80 durante le lezioni di Simonetta Lux alla Sapienza di Roma, che segnarono un punto di focalizzazione molto importante per quegli anni poiché, anziché la critica, come di comune uso, furono gli artisti stessi che, in prima persona, analizzarono i punti nevralgici della loro ricerca.
I volumetti che ne seguirono rappresentarono un punto di svolta poiché furono esempio di documentazione della testimonianza in prima persona degli artisti, superando così il concetto della storiografia su cui si era spesso costruita l’analisi storico artistica.

 

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Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
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Colonne infinite di Park Eun Sun

 

L’Accademia di Belle Arti di Roma, in collaborazione con il Corso di Scultura Ambientale e Lapis Tiburtinus, con il coordinamento della Professoressa Oriana Impei e il sostegno dell’Istituto Culturale Coreano in Italia e della Fondazione KOFICE, è lieta di annunciare l’incontro con il celebre scultore coreano Park Eun Sun previsto per lunedì 18 novembre 2024 dalle ore 10.00 alle ore 13.00. L’evento si terrà nell’Aula Magna dell’Accademia e sarà a ingresso libero, fino a esaurimento posti.

Dopo il recente successo della mostra “Colonne Infinite”, curata da Leonardo Contini, e tenutasi a Roma, Park Eun Sun incontrerà il pubblico presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Studenti, docenti e visitatori avranno l’opportunità di conoscere l’artista e ascoltare il racconto della sua straordinaria esperienza, che fonde le sue radici orientali con la tradizione artistica occidentale, ispirandosi all’eredità del grande Constantin Brancusi. Park, che da più di trent’anni vive e lavora a Pietrasanta (LU), parlerà del proprio percorso creativo come scultore, oggi di fama internazionale. La mostra appena conclusa e questo incontro celebrano un ritorno significativo a Roma per Park che, a dieci anni dalla sua mostra al Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano nel 2014, torna nella capitale.

La mostra “Colonne Infinite”
Un’iniziativa nata per omaggiare l’artista nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno dello Scambio Culturale Italia-Corea 2024-2025 e per il 140° Anniversario delle Relazioni Diplomatiche tra l’Italia e la Repubblica di Corea. Organizzata con il supporto del Ministero della Cultura, Sport e Turismo della Repubblica di Corea, l’Istituto Culturale Coreano in Italia, la Korean Foundation for International Cultural Exchange, il Parco Archeologico del Colosseo, il Comune di Roma e la Galleria d’Arte Contini.

La mostra, tenutasi dall’11 giugno al 30 settembre 2024, ha presentato cinque imponenti sculture in marmi policromi, tra cui una spettacolare colonna alta quattordici metri, in tre luoghi simbolici del centro storico di Roma: il Tempio di Venere, Piazza della Bocca della Verità e il Septizodium, presso il Circo Massimo. Una significativa esposizione scultorea che, attraverso le opere di Park, ha esplorato il concetto di infinito in un dialogo artistico e culturale tra Oriente e Occidente.

 

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

 

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Le multivisioni di Umberto Bignardi

 

Introduce:
Cecilia Casorati
, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Intervengono:
Silvia Angelotti Bignardi
Olivia Bignardi
Laura Cherubini, storica dell’arte
Giovanna Dalla Chiesa, storica dell’arte
Daniela Lancioni, storica dell’arte
Giovanni Lusi, dottorando in storia dell’arte alla Normale di Pisa
Lorenzo Madaro, docente di Storia dell’arte contemporanea, Accademia di Belle Arti di Brera

Modera:
Bruno Di Marino, responsabile della scuola di Cinema, Fotografia, Audiovisivo Accademia di Belle Arti di Roma

Umberto Bignardi (1935-2022) è stato uno degli artisti più significativi che hanno operato a Roma negli anni ’60, portando avanti la sua ricerca attraverso la pittura e i dispositivi intermediali, fino a sconfinare nell’Expanded Cinema grazie alla creazione del Rotor, lavorando anche alla parte visuale in alcuni allestimenti teatrali. All’inizio degli anni ’70 abbandona il mondo dell’arte per intraprendere una proficua collaborazione con l’industria elettronica d’avanguardia, prima con Olivetti e poi con IBM, sviluppando progetti di innovativi sistemi multivisione, come ad esempio l’Implicor, che viene esposto al MoMA nel 1972 nell’ambito della famosa esposizione “Italy, The New Domestic Landscape”.

Dopo un lungo silenzio l’artista ritorna nei primi anni ’90 ad esporre, con una personale al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea di Roma. Da quel momento inizia un lungo percorso di rivalutazione e analisi critica del suo lavoro e una nuova stagione di opere.

L’Accademia di Belle Arti di Roma – che ha avuto Bignardi tra i suoi allievi a metà degli anni ’50 – ha deciso di rendere omaggio all’artista sabato 9 novembre dalle ore 10 alle ore 13 in Aula Magna, ripercorrendo le tappe salienti della sua ricerca. L’incontro vuole anche essere propedeutico all’organizzazione di una grande retrospettiva dedicata all’opera composita di Bignardi che, si auspica, sarà allestita a Roma nei prossimi anni in una sede ancora da definire.

Dopo un saluto della direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma, professoressa Cecilia Casorati, interverranno la moglie di Umberto, Silvia Angelotti, anche lei artista e allieva negli anni ’50 della nostra accademia, e la figlia Olivia Bignardi, musicista. Entrambe sono impegnate a riorganizzare l’archivio di Bignardi che ha sede a Milano, schedando le sue opere, a cominciare dalle prime prove giovanili, ma soprattutto promuovendo l’attività dell’artista attraverso l’organizzazione di mostre personali in gallerie e sedi istituzionali, nonché mediante il prestito di opere per esposizioni collettive.

Per affrontare i diversi aspetti della sua estetica interverranno figure che hanno studiato e scritto sull’opera di Bignardi e/o curato sue mostre: Giovanna Dalla Chiesa (storica dell’arte) contestualizzerà il lavoro di Bignardi negli anni ’60 e nell’ambiente romano; Daniela Lancioni (storica dell’arte) si soffermerà in particolare sulla fondamentale mostra Fuoco Immagine Acqua Terra allestita nel 1967 all’Attico per la quale Bignardi progettò il Rotor; Giovanni Lusi (dottorando in storia dell’arte alla Normale di Pisa) affronterà invece la primissima fase dell’attività pittorica dell’artista; Laura Cherubini (storica dell’arte) parlerà del ritorno di Bignardi sulla scena dell’arte e della mostra da lei curata al MLAC di Roma nel 1993; Lorenzo Madaro (docente di Storia dell’arte contemporanea, ABA di Brera), infine, si concentrerà sulle produzioni dagli anni ’90 in poi. Modera e affronta il tema del cinema espanso e della multivisione Bruno Di Marino (docente dell’ABA di Roma e responsabile della scuola di Cinema, Fotografia, Audiovisivo). Durante l’incontro saranno proiettati materiali video e riproposti diversi documenti fotografici.

 

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

L’ordine delle cose

Intervengono:
Giovanni Fiorentino, professore ordinario di Teorie e tecniche dei media, Università della
Tuscia, Viterbo, presidente della Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF).
Beatrice Peria, professoressa di Storia dell’arte moderna, Accademia di Belle Arti, Roma.
Marco Rinaldi, professore di Storia del design e Storia dell’arte contemporanea, Accademia di Belle Arti, Roma.

Modera:
Carlo Alberto Bucci, giornalista.

Ne L’ordine delle cose (Editoriale Artemide, 2024, testi di: Alessandra Castellani, Ilaria Schiaffini, Franco Speroni), Roberto Piloni ci mostra tramite la fotografia gli oggetti intimi e privati che dimorano all’interno degli spazi domestici. Si tratta di un incontro casuale tra l’autore e le cose che si ripete quotidianamente, in silenzio. Un lasciarsi sedurre dagli oggetti che, con il loro intrinseco potere effimero e ingannevole, sembrano semplicemente fungere da dispositivi di senso. In qualche modo, è come se attraverso i suoi scatti Piloni ci stimolasse ad assumere una condizione di ascolto e di dialogo con le cose che ci circondano abitualmente e di predisporci verso una sorta di sintonizzazione con esse. La casa in questo senso rappresenta uno spazio chiuso pensato come un microcosmo organizzato e strutturato secondo le regole esterne. Di notte la dimora domestica riposa insieme ai suoi oggetti, alle sue cose. Di giorno nei suoi ambienti le presenze si rianimano e spesso gli utensili, le forme, gli oggetti lasciati anche per molto tempo inattivi o semplicemente dimenticati si trasformano in attori di una messa in scena effimera e temporanea.

Scrive Alessandra Castellani nel testo iniziale: “La casa non è mai semplicemente un tetto sopra di sé, come le cose che essa contiene non sono mai solo oggetti muti o inerti. Abitare costituisce un punto di riferimento fondante riguardo come un individuo situa se stesso nel mondo. È un momento cruciale sia nel tempo che nello spazio nella costruzione dell’identità, nella tessitura di relazioni socio-economiche, dei significati collettivi e simbolici che in una casa si concretizzano (…) Ogni oggetto può essere compreso all’interno di un sistema simbolico più complesso, in cui si intrecciano componenti psichiche, relazioni umane, distinzioni in termini di classe e genere, e così via”.

Anche Franco Speroni nel suo testo sottolinea che: “All’inizio, ogni oggetto è stato per un attimo Cosa, sotto il nostro sguardo, per poi tornare nel silenzio della sua funzione, finché non è di nuovo Cosa tramite il fotografo”.

Lo scatto fotografico fissa per un istante (o per sempre?) le relazioni, i possibili legami, i contatti e una sorta di esistenza propria degli oggetti. Una stasi apparente che ci mostra gli oggetti messi a nudo e liberati della loro funzione quotidiana, della loro veste utilitaristica per restituirci di loro un’immagine affrancata dal senso e dallo sguardo abituale.

Ne L’ordine delle cose, scrive Ilaria Schiaffini nel suo testo finale: “L’inquadratura e i forti tagli di luce guidano alla ricerca di un senso laddove questo non è a prima vista evidente, verso un ordine formale in grado di restituire una chiave d’accesso a ciò che a prima vista è privo di significato. Sulle cose e i luoghi, denudati dalla scorza delle abitudini percettive, l’artista poggia il suo sguardo sensibile, con un senso quasi di gratitudine per la condivisione di un tragitto di vita, e forse di sollievo per la conferma quotidiana di una durata, nonostante le inevitabili trasformazioni dello scorrere del tempo”.

Lo stato delle cose, apparentemente muto e insignificante, appare in tutta la sua complessa realtà.

 

Roberto Piloni è nato a Roma dove vive e lavora.
Dagli anni Novanta prende parte a diverse manifestazioni espositive ed eventi artistici sia in spazi pubblici che in gallerie private.
Negli anni a seguire ha condotto la sua ricerca verso una progettualità che considera sempre più importante il rapporto tra il contesto ambientale e l’opera installata utilizzando media diversi, dalla pittura alla fotografia, dalle installazioni al video.
Recentemente ha realizzato molte esposizioni personali e collettive, in spazi pubblici e privati fra cui quelle presso l’Istituto Nazionale di Studi Romani, la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Ciampino, l’Accademia Nazionale di San Luca, il Chiostro del Bramante a Roma, presso la Galleria Martano a Torino, lo Studio Tommaseo di Trieste, gli interventi all’interno della Torre d’Orlando a Castiglione della Valle (PG) o la partecipazione all’Anteprima della XIV Quadriennale a Palazzo Reale a Napoli e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma con il progetto “Tribù della Memoria”.
Ha insegnato nelle Accademie di Belle Arti di Palermo e Macerata e attualmente è docente di Grafica d’Arte e Tecniche Calcografiche Sperimentali presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

I Bambini di Gaza

 

Saranno presenti il regista Loris Lai e la fotografa Melissa McClaren.

A cura di: Olivia Spadolini.

Aperto a tutti gli studenti.

Un’opportunità imperdibile per scoprire i retroscena dietro questo potente film e approfondire le storie e le visioni che lo hanno reso Possibile.
Il film è il debutto direttoriale di Loris Lai, regista italoamericano, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Dahlia Heyman, ispirata al romanzo del 2013 Sulle onde della libertà di Nicoletta Bortolotti. Lai ha lavorato sul film per quasi un decennio. Ha avuto l’idea per il film durante un viaggio a Gaza mentre lavorava come fotogiornalista per London Times nel 2003. Ha descritto il film come “una storia di pace e speranza”.

Il film è interamente girato in Tunisia ma ambientato a Gaza e racconta la storia di due ragazzini, uno palestinese e l’altro israeliano, che stringono un’improbabile amicizia a causa della loro comune passione per il surf. È importante sottolineare che il film è stato completato prima degli eventi più recenti a Gaza.

Lai ha detto che è stata un’impresa avere i passaporti per entrambi i cast, sia quello palestinese che quello israeliano. Dopo mesi di attese, sono riusciti ad avere i passaporti per il cast palestinese dopo essersi avvicinati con il presidente palestinese Mahmud Abbas durante la sua visita alle Nazioni Unite a New York. Lai ha anche avuto problemi quando una giovane soldatessa israeliana ha strappato la sua foto sul suo passaporto italiano e ha detto che il documento non era più valido. Una famiglia israeliana si è anche rifiutata di apparire nel film.

Il film è prodotto da Jean Vigo Italia, Eagle Pictures, B-Roll, Panoramic Film, Rai Cinema, Lawrence Bender Productions e Potemkino con il sostegno di Eurimages, Lazio Cinema International e il Ministero della Cultura. È stato prodotto da Elda Ferri, Lawrence Bender (noto braccio destro di Quentin Tarantino), Frédéric Ollier, Peter De Megd e Loris Lai. Patric Palm, Cindy Cederlund e Dahlia Heyman erano anche i produttori esecutivi.

La musica è composta dal premio oscar italiano Nicola Piovani. Il piano originale era di girare il film in Israele e a Gaza, ma le riprese in Israele erano troppo costose e non era possibile fare le riprese a Gaza, perciò bisognava scegliere un altro luogo. Lai ha detto che per evitare grane, gli è stato suggerito di dire che era un film sul surf in modo da poter girare in Tunisia.
La lavorazione ha preso luogo in Tunisia tra il settembre e il dicembre del 2022. Le riprese a Tunisi sono terminate nel novembre del 2022. Il cast e la troupe si sono spostati a Capo Verde in cerca di onde da surf. La post-produzione è terminata nel settembre del 2023.
Lai ha detto che le rapporti tra palestinesi e israeliani sul set non erano facili, ma che i bambini attori che hanno interpretato Mahmud e Alon sono diventati amici inseparabili, ma le loro madri si evitavano. Papa Francesco ha detto: “Questo film con le voci piene di speranza dei bambini palestinesi e israeliani sarà un grande contributo alla formazione nella fraternità, l’amicizia sociale e la pace”. L’evento si preannuncia come un’opportunità unica per gli studenti di incontrare e interagire con professionisti del settore cinematografico, nonché per approfondire la comprensione di tematiche importanti attraverso la visione di un film coinvolgente e significativo. Durante l’evento verranno presentate le maschere utilizzate nel film realizzate dal reparto costumi del film offrendo così agli studenti un’occasione di comprendere il processo creativo dietro alla realizzazione di un’opera cinematografica.

Il film verra’ proiettato in lingua originale (arabo – inglese) con sottotitoli in italiano.

 

Bambini sul set in posa con maschere (che saranno portate all’incontro) - Foto di Melissa Mc Claren

Foto backstage tra una scena e un’altra - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di bambino che interpreta il bambino Israeliano al confine tra Gaza ed Israele - nome bambino: Mikhael Fridel, ruolo nel film: Alon - Foto di Melissa Mc Claren

Primo piano di un personaggio che interpreta un terrorista nel film - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di donne che indossano lo hijab - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di backstage che mostra il pannello scenografico con il risultato della lavorazione per rappresentare un solco causato dai bombardamenti della guerra." - Foto di Melissa Mc Claren

Bambino che “gioca” alla guerra - Foto di Melissa Mc Claren

Foto dove si vede la troupe nello sfondo e bambino con maschera in primo piano - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di scena dove appare un cane randagio che non era previsto nelle riprese - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di scena dove si vede un bambino che gioca alla guerra - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di bambina che viene truccata per simulare ferite causate dai bombardamenti - Foto di Melissa Mc Claren

Bambina in backstage che mangia una mela - Foto di Melissa Mc Claren

Palazzo con davanti pannello con graffito realizzato dal reparto di scenografia - Foto di Melissa Mc Claren

bambino protagonista sulla sx - Marwad Hamdan che interpreta il personaggio Mahmud che ride con un’altro Bambino durante il backstage - Foto di Melissa Mc Claren

Marwad che nel film interpreta il protagonista Mahmud con un cane randagio - Foto di Melissa Mc Claren

Bambino in scena con fucile - Foto di Melissa Mc Claren

Bambini sul set in posa con maschere (che saranno portate all’incontro) - Foto di Melissa Mc Claren

Foto backstage tra una scena e un’altra - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di bambino che interpreta il bambino Israeliano al confine tra Gaza ed Israele - nome bambino: Mikhael Fridel, ruolo nel film: Alon - Foto di Melissa Mc Claren

Primo piano di un personaggio che interpreta un terrorista nel film - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di donne che indossano lo hijab - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di backstage che mostra il pannello scenografico con il risultato della lavorazione per rappresentare un solco causato dai bombardamenti della guerra." - Foto di Melissa Mc Claren

Bambino che “gioca” alla guerra - Foto di Melissa Mc Claren

Foto dove si vede la troupe nello sfondo e bambino con maschera in primo piano - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di scena dove appare un cane randagio che non era previsto nelle riprese - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di scena dove si vede un bambino che gioca alla guerra - Foto di Melissa Mc Claren

Foto di bambina che viene truccata per simulare ferite causate dai bombardamenti - Foto di Melissa Mc Claren

Bambina in backstage che mangia una mela - Foto di Melissa Mc Claren

Palazzo con davanti pannello con graffito realizzato dal reparto di scenografia - Foto di Melissa Mc Claren

bambino protagonista sulla sx - Marwad Hamdan che interpreta il personaggio Mahmud che ride con un’altro Bambino durante il backstage - Foto di Melissa Mc Claren

Marwad che nel film interpreta il protagonista Mahmud con un cane randagio - Foto di Melissa Mc Claren

Bambino in scena con fucile - Foto di Melissa Mc Claren

 

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

Toti Scialoja. In una luce chiarissima

Introduce:
Cecilia Casorati, critico d’arte e direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Interventi di:
Gregorio Botta, artista e giornalista
Arnaldo Colasanti, presidente della Fondazione Toti Scialoja
Barbara Drudi, docente e storica dell’arte
Marco Tirelli, artista e presidente dell’Accademia di San Luca
Patrizia Veroli Di Genova, storica della danza

Modera:
Guglielmo Gigliotti, docente e critico d’arte

Mercoledì 27 marzo 2024, alle ore 17.00, si terrà all’Accademia di Belle Arti di Roma la presentazione del volume Toti Scialoja. In una luce chiarissima, a cura di Barbara Drudi (Gli Ori Editori Contemporanei).

La presentazione di svolge in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca, di cui l’artista è stato Accademico pittore dal 1988, diventandone poi vicepresidente.

Toti Scialoja, non è stato soltanto docente per quasi trent’anni (1953-1982), e poi direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma dal 1982 al 1986, ma è stato il “maestro” di intere generazioni di artisti che si sono formate nella capitale.

Scialoja amò moltissimo insegnare, godendo di un particolare apprezzamento da parte della stragrande maggioranza dei suoi allievi. Per queste ragioni, l’Accademia di Belle Arti di Roma appare oggi il luogo più appropriato dove presentare la prima vera e completa monografia sulla vita e sulle opere di Toti Scialoja (1914-1998) a firma di Barbara Drudi, storica dell’arte e nipote di Scialoja.

Il metodo d’insegnamento di Toti Scialoja, non si basava su presupposti concettuali o teorici trasmessi – dal docente all’allievo – come valori assoluti, ma inteso principalmente come una scuola del ‘fare’: Toti Scialoja improntava infatti le sue lezioni, dopo la doverosa propedeutica spiegazione teorica, sempre al lavoro manuale in aula: si metteva allo stesso livello dei suoi allievi e realizzava opere – ex tempore – sotto i loro occhi attenti, poi li stimolava a intervenire attivamente, sia mediante commenti sia, nel caso, operando direttamente delle modifiche.

La classe diventava allora un laboratorio, un luogo di esperienze continue, di lavoro collettivo intorno alla progettualità dell’opera d’arte. Tuttavia, Scialoja pur con quel suo mettersi alla pari, era tutt’altro che un insegnante indulgente. Per lui la libertà offerta si accompagnava sempre a una richiesta di responsabilità, non era uno semplice laissez faire: lo studente doveva rispondere di quanto aveva fatto. Per molti, e soprattutto per i giovani artisti “in erba”, lui diventava perciò qualcosa di più di un semplice maestro di tecnica. La singolarità della monografia di Barbara Drudi sta nel fatto che non si tratta solo e semplicemente di memorie private e familiari, ma il tutto è narrato in un doppio registro, come spiegato di seguito dall’autrice:

Ho scritto questo libro partendo da due differenti punti di vista: quello privilegiato della nipote – Toti Scialoja era mio zio acquisito poiché marito di Gabriella Drudi, a sua volta sorella di mio padre – e quello della storica che si occupa da anni della materia.

Nel libro, si narra l’itinerario pittorico di Scialoja a partire dagli esordi nella pittura figurativa espressionista (1940), quando era sostenuto da Cesare Brandi, e si analizza il passaggio all’astrazione (1954) – accostandolo agli amici Afro Basaldella e Burri – per arrivare allo stile più maturo della riconquistata gestualità (1983). Per quanto riguarda la poesia, Barbara Drudi – essendo una dei tre destinatari (con la sorella Alice e il cugino James) dei celebri nonsense – racconta dall’interno la genesi di quelle liriche e traccia un percorso dettagliato di tutta la produzione poetica di Scialoja. Infine, la scenografia e l’insegnamento di Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma costituiscono un capitolo ricco di informazioni e commenti di prima mano.

 

Biografia di Barbara Drudi:
Barbara Drudi è una storica dell’arte, Dottore di Ricerca all’Università della Tuscia (2014) e docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Le sue ultime pubblicazioni: “Ut pictura poësis: William Demby’s Writing and the Roman Visual Neo-Avant- Garde”, in African American Review A publication of Johns Hopkins University Press, (Summer/Fall 2022); “New York in the Forties: Milton Gendel among the Surrealists in Exile”, in La Revue Mélusine (gennaio 2022). I libri: Gabriella Drudi. Scritti scelti. (Gli Ori, 2023); Milton Gendel. Uno scatto lungo un secolo, (Quodlibet, 2017); Arti Visive – La rivista di Ettore Colla 1952-1958 (Gli Ori 2011) e Afro da Roma a New York (Gli Ori 2008). Vive e lavora a Roma.

 

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Lezioni di suono #2

L’Accademia di Belle Arti di Roma, in collaborazione con Zerynthia, organizza una giornata dedicata alla sound art. Questa edizione si focalizza in particolare sulla rielaborazione dei suoni e sulle possibilità creative sonore e musicali nell’ambito della ricerca artistica. Le opere dei quattro ospiti che interverranno arricchiranno l’archivio sonoro MPDS donato da parte di Zerynthia all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ogni intervento durerà 40 minuti.

La presentazione sarà svolta da Cecilia Casorati, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Gli artisti che interverranno:

Invernomuto (Milano) presenta il progetto Black Med. Simone Bertuzzi (Piacenza, 1983) e Simone Trabucchi (Piacenza 1982) vivono e lavorano a Milano e sono autori di progetti di ricerca articolati nel tempo e nello spazio, da cui derivano cicli di opere fra loro interconnesse. Su una base teorica comune Invernomuto tende a ragionare in modo aperto e rizomatico, sviluppando differenti output che assumono la forma di immagini in movimento, suoni, azioni performative e progetti editoriali, nel contesto di una pratica definita dall’utilizzo tanto disperso quanto puntuale di media differenti. La realtà vi è osservata secondo principi e interessi documentaristici, ma per restituirne una rappresentazione immaginifica e quasi astratta, che apre a margini di riflessione e interrogazione critici. Sarà presente Simone Bertuzzi.

Lucia Farinati (Londra) presenta il progetto Audio Arts (1973-2007): la registrazione della voce come pratica critica e sonora. La diffusione del registratore portatile verso la fine degli anni Sessanta ha permesso a molti artisti di sperimentare nuove modalità di produzione e distribuzione artistica incentrata sul linguaggio e sulla parola. Accanto alla proliferazione di libri d’artista, la diffusione di audio riviste a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta ha dato vita a una rete di spazi alternativi alla stampa tradizionale e allo spazio espositivo della galleria e del museo. Audio Arts è stato uno degli esempi più eclatanti di questa innovazione. Farinati presenterà la sua metodologia di ricerca applicata allo studio di Audio Arts, frutto della sua stretta collaborazione con Furlong e l’archivio di Tate di Londra.

Jonathan Frigeri (Ginevra) presenta il progetto Musica per la radio. È un artista radio, performer e produttore di musica elettronica o, in una definizione meno convenzionale, è un artista speleologo e ingegnere psichico che lavora tra arte e tecnologia. Cerca di utilizzare la tecnologia con un approccio lo-fi al fine di rivelare il pensiero critico attraverso un profumo poetico. I media vengono scorticati e messi in discussione nelle loro funzioni comunicative, sociali e filosofiche.
Spinge i confini e i limiti di una realtà possibile al fine di vedere e sentire dietro le quinte e affrontare lo spazio intermedio, tra qui e là.
È il direttore fondatore dell’Istituto di Ricerca su Radio e Magia (IIRRM), dedicato alla ricerca di soluzioni immaginarie alla frontiera tra tecnologia e magia. Dirige la residenza per la radio creativa chiamata Radio Picnic, focalizzata su formati radio sperimentali.

Luca Venitucci (Roma) presenta il progetto azione/ascolto/organizzazione. Polistrumentista, improvvisatore e compositore è attivo negli ambiti delle musiche sperimentali e di ricerca da oltre trent’anni. Con il pianoforte, la fisarmonica e la voce ha sviluppato un approccio espressivo altamente originale, incentrato sull’intensità del momento performativo e su una ricerca sonora variegata che si avvale anche dell’uso di tecniche strumentali estese, dispositivi elettronici e fonti sonore non convenzionali. Esporrà il suo approccio alla composizione sonora e musicale istantanea, descrivendo sinteticamente alcuni elementi topici della propria pratica – improvvisazione estemporanea, ascolto radicale, uso di metodi procedurali – ed evidenziandone le connessioni e le similitudini con aspetti storici e recenti dei percorsi di ricerca di altre discipline artistiche. Alla presentazione verbale seguirà una performance strumentale con fisarmonica, voce e dispositivi elettro-acustici.

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Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Martina Macchia, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

Gli astri benigni di Agostino Chigi. Peruzzi, Sebastiano e Raffaello nella Loggia della Galatea

Presentazione del libro di Costanza Barbieri, edito L’Erma di Bretschneider

 

Introduce:
Claudio Strinati

Intervengono:
Cecilia Casorati, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Vincenzo Farinella, Università di Pisa
Alessandro Zuccari, Università di Roma “La Sapienza”

Sarà presente l’autrice.

Il volume è stato realizzato con il contributo dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il Magnifico Agostino Chigi, ricchissimo banchiere senese al servizio dei papi, nel progettare la sua fastosa dimora transtiberina, aveva riservato alla Loggia della Galatea una funzione particolarissima, che non ha eguali nell’arte del Rinascimento, e costituisce una delle principali attrazioni dell’attuale villa Farnesina. Affrescata con il concorso di tre grandi pittori, Baldassarre Peruzzi, Sebastiano del Piombo e Raffaello, la Loggia della Galatea era chiamata in origine dei Pianeti poiché celebra nella volta la carta natale del padrone di casa, con i transiti dei pianeti nelle vare costellazioni dello zodiaco, come riconosciuto da Aby Warburg e Fritz Saxl. Fino a oggi, tuttavia, non erano stati ancora chiariti i nessi fra i vari registri dipinti, pur costituendo indiscutibilmente uno dei programmi iconografici più affascinati del pieno Rinascimento a Roma.

Il volume di Costanza Barbieri, prima monografia sulla Loggia della Galatea, offre una lettura inedita e esaustiva del ciclo di affreschi, svelando la relazione fra il tema natale raffigurato nella volta da Peruzzi, i miti dell’aria dipinti da Sebastiano nelle lunette, allegorie dell’esistenza terrena soggetta ai capricci della fortuna e alle passioni, per concludersi con il tema d’amore, raffigurato dalla coppia Polifemo e Galatea, quest’ultima celebratissima opera di Raffaello.

Un nuovo ruolo del ciclope come pastore innamorato e non vendicatore sanguinario, che l’indagine sulle fonti rinascimentali ha potuto mettere a fuoco, con la ripresa dei modelli teocritei degli Idilli, stampati in editio princeps in quegli anni e proprio nella villa del banchiere senese. Il metodo di riferimento per l’indagine visiva è necessariamente stata l’iconologia contestuale, per incrociare le serie storico-artistiche con quelle storiche, letterarie, filosofiche e astrologiche del tempo. Forse non un metodo alla moda, ma l’unico possibile per leggere e interpretare le immagini del Cinquecento.

Non riconoscere la densità dei contenuti culturali che Agostino ha voluto evocare nella sua villa, sia nelle decorazioni a fresco, sia nell’allestimento delle sue collezioni, significa perdere una parte importante del messaggio. Che certamente coesisteva con i temi mitologici e amorosi dei vari cicli pittorici, ma senza dimenticare che la Loggia di Galatea, più di ogni altro ciclo della villa, era frutto di una volontà di autocelebrazione—a magnificare l’eccezionalità del suo destino, come illustrato nella volta con l’oroscopo del banchiere. Un programma funzionale al rituale di corteggiamento destinato all’amata Margherita Gonzaga, figlia naturale del marchese Francesco Gonzaga, matrimonio che avrebbe dovuto consentire ad Agostino la scalata sociale nei ranghi della nobiltà e la garanzia che i figli tanto attesi avrebbero goduto della garanzia di appartenenza a un casato dei più antichi e illustri. Dopo aver rinunciato, nel novembre 1512, al progetto matrimoniale, Agostino lascia interrotta la decorazione della Loggia e cambia registro anche nelle scelte decorative e iconografiche, abbandonandosi a un più marcato edonismo.

La stratificazione del programma iconografico della Loggia, della chiave autobiografica alle credenze astrologiche, dalla veste letteraria alla mitografia, dalle restituzioni filologiche alle citazioni antiquarie, ha costituito una sfida all’interprete e causato la netta sensazione di aggirarsi a stomaco vuoto nei meandri dei significati senza l’aiuto del padrone di casa, a illuminare gli arcani e i “geroglifici del destino”, secondo la felice espressione di Saxl. D’altra parte, l’ermeneutica del mito era patrimonio comune nel Rinascimento, e così presentato dai commentatori di Ovidio: “fabula ad mores relata”.

L’unità d’impianto fra i vari registri della Loggia, rimasta incompresa fino a oggi, culmina nella rappresentazione della Galatea, che incanta con la sua bellezza il rozzo Polifemo e incarna le virtù di Amore, inteso come innalzamento dell’anima e conquista della virtù, secondo il dettato neoplatonico. Il congegno astrologico e autobiografico del committente costituisce un meccanismo perfetto—con l’accorgimento di una piccola rettifica che sposta di pochi gradi l’orologio celeste modificando l’ascendente—per celebrare il destino eccezionale del Magnifico. Un progetto coerente in ogni dettaglio: Astrea, la costellazione del suo ascendente in Vergine, risplende ancora oggi sui monti araldici dei Chigi.

Nota biografica
Costanza Barbieri è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha curato con Claudio Strinati la prima mostra su Sebastiano del Piombo e Michelangelo a Viterbo nel 2004, seguita dalla prima monografica di Roma e Berlino del 2008, e, con Matthias Wivel, la mostra su Sebastiano a Michelangelo a Londra alla National Gallery, nel 2017. La scorsa primavera ha curato, con Alessandro Zuccari, Raffaello e l’antico nella villa di Agostino Chigi, con il patrocinio dell’Accademia dei Lincei, per riportare i modelli antiquari cui Raffaello si era ispirato nel luogo a cui appartenevano e da cui l’urbinate aveva potuto trarre ispirazione, la Villa Farnesina. È autrice di circa un centinaio di pubblicazioni dedicate alla cultura visiva del Rinascimento, al collezionismo, all’iconologia contestuale. È membro di Roma del Rinascimento ed è nel progetto europeo Horizon2020 Eu4Art “Differences”, dedicato alla ricerca artistica.

 

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

Il Teatro Ridotto di Bologna

La casa delle Culture e dei Teatri – una storia lunga 40 anni

Incontro con la fondatrice e direttrice del teatro Lina Della Rocca e con gli attori Antonella De Francesco e Cleiton Rocha.

Da quarant’anni, il Teatro Ridotto di Bologna è crocevia fondamentale per il teatro di ricerca italiano. 
Nata dallo sforzo costante ed ostinato di Renzo Filippetti e Lina Della Rocca, la piccola sala di Lavino di Mezzo (BO) si è pian piano affermata nel circuito del “Terzo Teatro” come perno e punto di vaglio delle poetiche, degli stili e delle intenzioni del “far teatro” secondo una linea che, attraverso Jerzy Grotowski ed Eugenio Barba, si richiama apertamente ad una dimensione antropologico-sociale dello spettacolo.

Lina Della Rocca difende oggi l’originalità della “Casa delle Culture e dei Teatri” con la sua opera sia di attrice, che di insegnante e “maestra” di training. Lina fa infatti parte del “Ponte dei Venti”, il gruppo transnazionale fondato e diretto da Iben Nagel Rasmussen e finalizzato alla ricerca e alla trasmissione dei principi del training.

Nel corso dell’incontro con gli studenti dell’Accademia sono previste fasi di dimostrazione ed illustrazione dell’allenamento dell’attore secondo questo metodo.

La partecipazione alla conferenza è cumulativa per il raggiungimento di CFA. 
(quattro conferenze corrispondono a 1CFA)  

 

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
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