Le geometrie del sogno

Con Rossana Suriano e il regista Marco Carniti

Prof. Ada Lombardi, Novella Tabili, Oriana Impei

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Quando: 27/04- 29/04/2026
Dove: ABA Roma Aula 7 Campo Boario - Teatro dei Documenti, Via Nicola Zabaglia 42

Aula 7 Campo Boario: lunedì 27, martedì 28 aprile ore 9,00-17,00. Mercoledì 29 aprile ore 9,00-12,00.

Seminario di Marco Carniti al Teatro dei Documenti, Via Nicola Zabaglia 42: mercoledì 29 aprile ore 13,00-17,00.

Il workshop Geometrie del Sogno invita gli studenti di scenografia ma anche degli altri corsi a esplorare la relazione tra realtà e dimensione onirica attraverso la costruzione dello spazio-ambiente o dello spazio scenico.
Il percorso prende avvio dall’osservazione del reale per trasformarlo, attraverso un processo di astrazioni geometriche, postulati della teoria della multifocalità prospettica, in rapporto agli spettacoli andati in scena in Italia. A questo proposito, applicheremo una metodologia attraverso la quale sarà possibile analizzare i parametri di percezione dell’immagine prospettica: la restituzione prospettica, derivante dai bozzetti di scena di ciascuno dei suoi spettacoli realizzati sia in Italia che in Francia. Dunque, ci baseremo sui testi di scenotecnica per individuare il rapporto tra architettura teatrale e architettura scenografica, prendendo in esame 3 spettacoli peculiari: Vita di Galileo (1963) di Bertolt Brecht, Le Baruffe Chiozzotte (1964) di Carlo Goldoni e Il giardino dei ciliegi (1974). Inoltre, effettueremo un parallelismo tra quest’ultimo spettacolo citato e Le cochon noir del 1973 con la regia di Roger Planchon, oltre ad analizzare i suoi progetti di architettura teatrale quali Nuovo Teatro di Trieste e il Teatro di Documenti a Roma. Il metodo proposto integra strumenti tecnici quali bozzetto e maquette con processi immaginativi che permettono di ripensare lo spazio come organismo vivo e mutevole. Il workshop si fonda su tre riferimenti fondamentali della storia della scenografia moderna e contemporanea: Adolphe Appia, Edward Gordon Craig e Luciano Damiani. Appia, con la sua concezione della luce come elemento plastico e dei volumi come architetture dell’azione, ha inaugurato un modo nuovo di pensare la scena. Craig, invece, ha introdotto l’astrazione scenica, le forme pure, la riduzione del dettaglio naturalistico a favore di una visione simbolica e poetica. Infine Luciano Damiani, erede innovativo di questa tradizione, ha portato in Italia una scenografia essenziale e al tempo stesso profondamente evocativa, capace di trasformare lo spazio attraverso pochi elementi dall’altissimo valore espressivo; la sua ricerca sulla luce, sui materiali e sulla relazione con la regia costituisce oggi un riferimento imprescindibile per l’uso dello spazio come luogo drammaturgico. Questi tre contributi orientano il percorso di trasformazione che gli studenti affronteranno nel workshop, tra rigore formale, immaginazione e poesia dello spazio.

Il programma del workshop include anche un momento di dialogo con il regista Marco Carniti, la cui visione scenica offrirà agli studenti una prospettiva contemporanea sulla costruzione dell’immaginario teatrale. Il confronto prenderà avvio dal suo più recente lavoro, Prima della Tempesta – Omaggio a Luciano Damiani e a Giorgio Strehler, uno spettacolo che restituisce un ritratto umano, poetico e formativo degli artisti dell’Italia del dopoguerra, mettendo in risalto il valore autentico dell’arte al di là delle logiche di mercato. Ispirata ai materiali preparatori per La Tempesta di Shakespeare, l’opera celebra due figure cardine del teatro del Novecento: il regista Giorgio Strehler e lo scenografo Luciano Damiani. Prima della Tempesta si configura come un’esplosione di poesia capace di coinvolgere profondamente lo spettatore, anche chi non ha mai messo piede in un teatro. Nel corso della rappresentazione, l’attrice Antonella Civale dà vita al quasi dimenticato ruolo del suggeritore, osservatore nascosto delle meraviglie sceniche, come se scrutasse il palcoscenico attraverso un minuscolo foro di una serratura.

Il workshop porterà gli studenti ad un’osservazione diretta di un ambiente reale attraverso rilievi, foto, disegni e progettazione grafica e digitale. Scomposizione dello spazio in forme essenziali e costruzione dell’“atlante geometrico” mediante la teoria delle astrazioni geometriche di Luciano Damiani, applicata ai suoi spettacoli. Riferimenti anche ad Appia e Craig per comprendere come la scena o l’ambiente possa distillare il reale in strutture pure e significanti.