Tra resistenza analogica e cultura digitale
Workshop costituito da 6 Incontri e 1 laboratorio
Gli incontri
Dopo i workshop tenuti negli scorsi anni e dedicati alle registe e ai registi di music video e alle animatrici e animatori nostrani, questo terzo ciclo è dedicato alle/ai filmmakers sperimentali e alle/ai videoartisti che, dalla fine degli anni ’70 ad oggi, hanno innovato il medium cinetico attraverso un attento lavoro sul dispositivo, sia esso elettronico (come il “videoloop” di Sambin, che segna una fase primigenia della sperimentazione) o analogico (il super 8 nel caso di Arcangelo Mazzoleni, il 16mm nelle sue diverse fasi processuali da parte del duo Doria-Guadagnuolo, il 35mm adottato da di Martino).
Al centro dei sei incontri vi sarà soprattutto una riflessione storico-estetica sulle pratiche più diverse, da quelle artigianali legate alla pellicola a quelle digitali di ordine post-produttivo. Pratiche creative che, in diversi casi, non si escludono come conseguenza di una scelta da parte degli autori, ma co-esistono insieme, secondo una logica che può essere di volta in volta di “ri mediazione”, rielaborazione o ripensamento delle immagini.
Tra i temi affrontati vi sarà il rapporto tra immagine statica (fotografica) e in movimento (video), che attraversa per esempio l’opera di Antonello Matarazzo; la mescolanza tra documentario, narrazione e sperimentazione; la creazione di installazioni multicanale che comportano una ridefinizione dello stesso spazio fruitivo da parte dello spettatore, anche secondo logiche immersive, interattive, legate all’uso della macchina o dell’IA (come nel caso di Francesca Fini).
Durante gli incontri gli autori mostreranno una selezione delle loro opere audiovisive.
Il laboratorio
Subito dopo gli incontri mattutini con gli artisti i filmmaker terranno un laboratorio che prenderà in esame aspetti tecnici, utilizzando il Super 8, il 16mm, il videotape e il digitale, realizzando alcuni film di found-footage a partire da materiali pre-esistenti. L’accesso sarà limitato a max 20 persone per questioni di spazio e per consentire di svolgere al meglio l’attività. Il laboratorio sarà supervisionato dal prof. Giancarlo Torri.
Il workshop e il laboratorio si collegano al progetto di produzione artistica e di ricerca per l’anno accademico 2025-2026 intitolato DATAVERSI e dedicato al tema dell’archivio, articolato in tutte le sue sfaccettature e nei diversi campi espressivi e della comunicazione (dalle immagini in movimento, al web, alle arti visive). In questo senso a tutti gli autori sarà chiesto di soffermarsi durante gli incontri sul loro rapporto con il concetto di archivio, nonché sulle diverse modalità di appropriazione e rielaborazione delle immagini pre-esistenti.
Ogni incontro avrà una durata di 4 ore.
Agli studenti che seguiranno l’intero ciclo sarà riconosciuto 1 CFA.
Il laboratorio avrà la durata di 4 ore.
Agli studenti che seguiranno il laboratorio sarà riconosciuto 1 CFA aggiuntivo
Primo incontro – 21 marzo
Arcangelo Mazzoleni
Secondo incontro – 11 aprile
Michele Sambin
Terzo incontro – 18 aprile
Rä di Martino
Quarto incontro – 9 maggio
Rä di Martino
Quinto incontro – 16 maggio
Salvatore Insana
Sesto incontro – 23 maggio
Francesca Fini
BIO DEGLI AUTORI
Rä di Martino è nata a Roma nel 1975, ha vissuto a Londra dal 1997 prendendo un Master alla Slade School of Art. Nel 2005 si è trasferita a New York inizialmente con il Premio New York. Lavora principalmente come artista visuale concentrandosi sul linguaggio del film/video e fotografia partecipando a numerose mostre in Italia e all’estero in instituzioni quali il PS1 a New York, Palazzo Grassi, la Fondazione Sandretto, MACRO di Roma, Mart di Rovereto, HANGAR Bicocca, Montevideo Netherlands Media Arts, Museum of Contemporary Arts di Chicago, il Bronx Museum, Artists Space NY e mostre come la Biennale di Busan, la Triennale di Torino e Manifesta. Inoltre ha partecipato a numerosi festival di cinema internazionali e tra i quali il Locarno film festival, il Torino Film Festival, l’olandese Impakt Film Festival, Les Urbaines di Losanna, la Kunstifilmbiennale del Viper (Basel), Transmediale di Berlino, il New York Underground Film Festival, Vila do Conde, Les Recontres di Parigi/Madrid/Berlino, il Kassel Video & Doc Festival. Nel 2011 è uscito il suo primo catalogo monografico.
Tiziano Doria e Samira Guadagnuolo La loro attività, esercitata sotto il nome della società di produzione da loro fondata, Warshadfilm, si innesta su pratiche legate ai processi della fotografia analogica e del film in pellicola. Ciò è intimamente legato alla ricerca di una forma e di un linguaggio che trovano – nei processi e nelle possibilità tecniche degli strumenti usati – una corrispondenza concettuale e poetica. Grande importanza riveste la reciprocità tra immagine e parola e la ricerca di un isomorfismo tra il visivo e il sonoro. Hanno realizzato diverse installazioni cinematografiche, cortometraggi, raccolte fotografiche, lavorando anche con archivi fotografici e filmici. Sono stati invitati a diversi festival cinematografici internazionali quali, tra gli altri, Locarno Film Festival e al Torino Film Festival. Tra i loro film: La zita, L’albume d’oro e Festa nuziale.
Francesca Fini (Roma 1970) è un’artista interdisciplinare che da anni si muove in quel territorio di confine dove le arti visive si ibridano, generando una sintesi nuova proprio nel linguaggio performativo contemporaneo. Numerosi sono le opere audiovisive (animazioni, documentari e videoperformance) da lei realizzate, tra cui: Immortali (2006), The Mirror (2010), Blood (2011), Virus (2011), A Love Letter (2015), Dadaloop (2015), Gold/looking for Oz (2016). Negli anni l’artista ha performato ed esibito il suo lavoro al MACRO di Roma, al Manege Museum di San Pietroburgo, al Schusev State Museum of Architecture di Mosca, alle Tese dell’Arsenale di Venezia, a Toronto per FADO Performance Art Festival, a Chicago per Rapid Pulse Festival, a Belo Horizonte per FAD Festival De Arte Digital, a San Paolo e a Rio per FILE Electronic Language International Festival, a Madrid per IVHAM e Proyector Festival, a Mumbai per Kala Ghoda e a Tokyo per il Japan Media Arts Festival. Nel 2014 e nel 2016 è stata selezionata da Bob Wilson per partecipare alla residenza artistica presso il Watermill Center di New York e, successivamente, invitata alla Triennale di Milano per un evento del Watermill presso l’Illy Art Lab. Nel febbraio del 2016, dopo un anno di lavorazione, ha ultimato il lungometraggio sperimentale Ofelia non annega. Da molti anni si occupa di intelligenza artificiale in tutte le sue forme.
Antonello Matarazzo (Avellino 1962) pittore, regista e video artista. Il suo lavoro si colloca nella più recente tendenza (“Medialismo”) intesa come integrazione i vari media (fotografia, pittura, video ecc.). Dal 2000, data del suo primo cortometraggio, The Fable (18° Bellaria Film Festival) i suoi video sono stati accolti da numerosi festival cinematografici italiani ed internazionali (Mostra Cinematografica di Venezia, Festival Cinéma Méditerranéen Montpellier, Clermont-Ferrand, Torino Film Festival, Festival des Cinémas Différents de Paris, Invideo, Locarno ecc.), alcuni dei quali come la Mostra Int.le del Nuovo Cinema di Pesaro, il Festival Internacional de Cine de Mar del Plata e Signes de Nuit di Parigi hanno proposto sue retrospettive. Il nucleo della sua ricerca si fonda sull’equivocità tra immagine fissa e movimento, spesso conferendo micromovimenti alle immagini fotografiche attraverso tecniche di morphing e warping, ma il trait d’union tra pittura, video e video-installazioni è costituito dalla marcata inclinazione nell’esplorare aspetti introspettivi e antropologici.
Arcangelo Mazzoleni (Catania, 29 giugno 1953) è cineasta-fotografo, saggista, poeta e autore teatrale. Laureato in letteratura moderna e contemporanea alla Sapienza e diplomato in regìa e sceneggiatura al CSC, lavora all’insegna dell’arte totale creando un’opera multidisciplinare dove i vari generi si compenetrano fra loro. Nel 1994 l’Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia col patrocinio del Ministero per I Beni Culturali e Ambientali gli ha dedicato la mostra antologica Arcangelo Mazzoleni: Il mondo al fuoco dello sguardo. Film, Foto, Video, Disegni e Tecniche miste su carta. Insegna linguaggi cinematografici all’università di Roma Tor Vergata, all’ACT Multimedia di Cinecittà Holding e scrittura creativa nei Corsi di Formazione per sceneggiatori della Rai. Nel 2012 apre alla Casa del Cinema la Scuola di Alta Formazione per Sceneggiatori cinetelevisivi, di cui è, con Mariella Buscemi, direttore e docente. Parallelamente svolge attività di regista di programmi culturali (Rai Tre, Rai Storia, Rai Educational ecc). Intensa la sua attività di scrittore di cinema, con studi sul linguaggio (Il movimento della macchina da presa. Estetica tecnica e linguaggio dell’inquadratura variabile, 2004) e sui rapporti fra arti visive, letteratura e movimenti cinematografici: Avanguardia sovietica, 2010. I suoi film sono entrati nelle collezioni d’arte dell’Archivio Storico Arti Contemporanee (ASAC) della Biennale di Venezia e della Calcografia Nazionale di Roma.
Michele Sambin (Padova, 1951). Cineasta, musicista, pittore, scultore, uomo di teatro e pioniere della sperimentazione video, conduce da sempre una ricerca che pone al centro il rapporto tra immagine e suono, indagandone le forme con l’ausilio di svariati mezzi espressivi e tecnici: cinema. Tra il 1968 e il 1977 realizza alcuni film sperimentali con i quali partecipa a incontri internazionali (Filmstudio, Knokke Heist, Le Rochelle e Beaubourg), tra cui Blud’acqua (1972) e Film a strisce (1976). A partire dal 1974 il videotape diviene lo strumento principale con cui realizza performance, spesso musicali, installazioni e tape, innovando il dispositivo del videoloop e operando una riflessione sullo statuto effimero dell’immagine elettronica. Tra i suoi lavori ricordiamo: Autoritratto per quattro camere (1977), Looking for Listening (1977), Il tempo consuma (1979), Anche le mani invecchiano (1979). Nel 1980 con Pierangela Allegro e Laurent Dupont fonda il TAM teatromusica di cui cura regie, scene e musiche. Sambin per molti anni ha lavorato inoltre con i detenuti del carcere di Padova. Nel 2021 Il museo Castromediano di Lecce gli ha dedicato un’ampia personale nella quale Sambin ha riproposto alcuni lavori vecchi e più recenti, accanto ai quali ha rielaborato e aggiornato alcune sue opere storiche, come Il tempo consuma. Vive da molti anni nelle campagne del Salento.
Salvatore Insana ha creato nel 2011 con Elisa Turco Liveri il collettivo Dehors/Audela, producendo – nel costante tentativo di superare generi, luoghi e strumenti “deputati” – opere teatrali, progetti di ricerca audiovisiva, installazioni urbane, laboratori sperimentali. Portando avanti la sua ricerca tra arti visive, arti performative e altre forme di revisione ed erosione dell’immaginario, ha collaborato con numerosi musicisti e sound artist (tra cui Simone Pappalardo, Fabio Cifariello Ciardi, Giulia Vismara, Jacob Kirkegaard). Le sue opere sono state presentate all’interno di numerosi festival ed eventi espositivi multidisciplinari in Italia e all’estero (FabbricaEuropa, KilowattFestival, TeatriDiVetro, MediaArtFestival, LugoContemporanea, Traverse-Video, Vafa Macao, Ivhm Madrid, Image contre Nature, Niff – Naoussa, Seeing Sound,Videholica, 9hundred project, Current Santa Fe, Fiva Buenos Aires, WestVirginiaShortFilmFestival, Festival des Cinémas Différents de Paris, AsoloArtFilmFestival, LuccaFilmFestival, Avvistamenti, Magmart, Fonlad, PesaroFilmFestival, Festival de la Imagen). Salvatore Insana è uno degli autori invitati a far parte del progetto 100X100=900 (100 videoartist to tell a century), e fa parte del catalogo di Visual Container, italian videoart platform, di P’Silo, vidéothèque del festival Image contre Nature (Marseille), del catalogo del Collectif Jeune Cinema (Parigi), di Arte Alter Collection, collezione online di KaosArt, Avilés, Spain e di Tao-Films, piattaforma on demand curata da Nadin Mai.