Un secolo non basta

Opening della mostra: venerdì 10 ottobre 2025
Ore 16:30

L’Accademia di Belle Arti di Roma, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita della scrittrice Luce D’Eramo, presenta una mostra il cui percorso racconta una personalità fuori dal comune e una vita tanto intensa che si fa fatica a contenerla in un’unica biografia e in un solo secolo. Il secolo breve, con i suoi conflitti, le tragedie, le aspettative e gli ideali di milioni di persone, Luce D’Eramo lo ha attraversato senza risparmiarsi: testimone incredibile delle contraddizioni e dell’immenso portato di un periodo storico decisivo, protagonista attenta e sempre in prima fila, ha riversato le sue esperienze nella scrittura, costruendo ogni volta personaggi al limite, con una predilezione tutta letteraria.
La mostra è composta di foto, video e scritti originali, che narrano la vita dell’autrice attraverso la scrittura, i viaggi, le amicizie, il quotidiano e lo straordinario.
Nnoberavez è l’opera realizzata per questa occasione dall’artista Francesco Vaccaro, che con la letteratura del Novecento e con la parola scritta ha una confidenza poetica di lunga data.
Tra le diverse personalità saranno presenti all’inaugurazione la scrittrice Barbara Alberti e il Prof. Giorgio Parisi, Premio Nobel per la fisica, amici di Luce di lunga data.
La mostra è a cura di Claudio Libero Pisano – Dipartimento Didattica per l’Arte.

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Ottavo giorno

Secondo appuntamento della Galleria Accademia Contemporanea, la mostra personale Ottavo giorno dell’artista Felice Levini – realizzata in collaborazione con Zerynthia, Associazione per l’Arte Contemporanea OdV – veste la navata dello spazio neoclassico di Pietro Camporese il Giovane (XIX sec.), aprendo una riflessione densa e dinamica sul desiderio contemporaneo di equilibrio, stabilità e sicurezza.

Inserendosi teatralmente negli spazi della Galleria, l’artista mette in scena il proprio microcosmo artistico nella cassettiera Torre di Babele balbuziente, circondata dagli otto guardiani di Ottavo giorno vestiti del tipico squamato delle corazze romane sormontato da un copricapo. Ieratiche e sospese nei filari di colonne, le figure vegliano, come moderni titani, sulla cassettiera al fine di proteggerne l’ordinato caos che vi regna all’interno.

Facendo riferimento al giorno della nuova creazione, l’ottavo, riletto come vero giorno di riposo della Genesi, Levini salda la scena all’interno di queste otto figure, bilanciando l’equilibrio spaziale della galleria e racchiudendola in un perimetro sacro centrato sul suo micro-universo ligneo.
Numero atomico dell’ossigeno, numero magico della fisica nucleare, l’8 torna con costanza nella nomenclatura di asteroidi e satelliti, oltre a indicare la somma dei principali pianeti del Sistema Solare, ponendosi come numero dell’equilibrio cosmico in diverse culture sia orientali che occidentali.

Il vastissimo orizzonte multiculturale nel quale si muove questo simbolo, nato in Occidente come rappresentazione dell’Infinito della cultura pagana, arriva fino in Oriente per individuare il numero delle forze della natura generate dalla contrapposizione fra Yin e Yang. Recuperato dalla religione cristiana per indicare il giorno della resurrezione, ritroviamo questo numero anche nelle cupole di numerose chiese medievali, dove l’ottagono, per la sua capacità di aderire al cerchio, finisce per rappresentare la volta celeste.

Una fortuna filologica che raggiunge presto la cultura popolare, nella quale il numero è facilmente riconducibile al gioco degli scacchi e alla Rosa dei Venti, ma trova applicazione anche nei Tarocchi, dove simboleggia la Giustizia, e nella smorfia napoletana, nella quale indica la Madonna.
Queste le ragioni che portano l’artista a rifugiarsi nell’archetipo dell’equilibrio, cercando ironicamente protezione fuori dalla razionalità, votandosi a un arcaico sapere che sarà forse in grado di creare nuovi equilibri.

BIOGRAFIA
Nato a Roma nel 1956, Felice Levini frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Nel 1978 co-fonda uno spazio autogestito dagli artisti in via Sant’Agata dei Goti a Roma, insieme ai colleghi e amici Giuseppe Salvatori e Claudio Damiani – poi si aggiungeranno altri artisti e poeti – al fine di dare luogo a serate dedicate all’incontro fra arte, poesia e musica. All’interno di questo contesto, espone nella sua prima mostra personale del 1978 intitolata Re!. Allo stesso anno risale la partecipazione alla collettiva Arte ricerca 78 presso Palazzo delle Esposizioni (Roma). L’anno seguente espone presso lo Studio Cannaviello di Milano con la mostra Fortuna, mentre nel 1980 realizza una mostra personale presso la Galleria La Salita (Roma) di Gian Tomaso Liverani, con la quale esporrà nuovamente nel 1981 con Né intimo né nostalgico.
Nel 1980, a soli 24 anni, è fra i primi artisti ad aderire al gruppo dei Nuovi-Nuovi patrocinato dalla critica di Renato Barilli – con la collaborazione di Francesca Alinovi e Roberto Daolio –, che debutta alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna. Insieme a Levini espongono Enrico Barbera, Luciano Bartolini, Bruno Benuzzi, Antonio Faggiano, Marcello Jori, Luigi Mainolfi, Luigi Ontani, Giuseppe Maraniello, Giorgio Pagano, Giuseppe (Pino) Salvatori, Salvo, Aldo Spoldi, Wal (Walter Guidobaldi).

Gli anni Ottanta si aprono con diverse mostre personali, soprattutto a Roma e a Milano, fra le quali spiccano quelle realizzate presso la Galleria Pieroni – dove l’artista presenta il Progetto per carta da parati, realizzato nello stile decorativo ad horror vacui tipico del suo lavoro -, Galleria Planita, Il Cortile e Studio Cannaviello. Nel 1981 prosegue il suo percorso con i Nuovi-Nuovi nelle mostre La Qualità: lo sviluppo dei Nuovi-Nuovi presso il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) di Ferrara, e con Generazioni a confronto, mostra realizzata nell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Roma. Nel 1982 è presente anche alla XII Biennale des Jeunes di Parigi e alla rilevante rassegna Una generazione postmoderna presso il Teatro Falcone di Genova.

All’inizio di questo decennio l’artista sposta, per alcuni anni, lo studio a Torino, dove collabora con la Galleria Eva Menzio insieme ad artisti come Giulio Paolini, Salvo e Luciano Fabro, e dove espone nel 1982, nella mostra del 1983 Io vedo, io sento, io parlo, e nel 1984. In quegli stessi anni si avvicina alle esperienze artistiche della città di Milano, dove realizzerà nel 1989 la mostra Genesi, presentata da Bruno Corà prima alla Galleria Il Milone di Milano e poi alla Galleria Massimo Minini di Brescia. In questo decennio l’artista sviluppa la sua passione per una tecnica pittorica che guarda alle geometrie e alle decorazioni ispirate dall’opera di Gino Severini, dai mosaici medievali e dall’arte dell’Antico Egitto.

Nei suoi lavori la chiave ironica fa da contraltare all’ortodossa manualità pittorica espressa dai “puntini” grafici realizzati uno a uno dall’artista.

Nel 1985 partecipa alla collettiva Anniottanta presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna e curata da Renato Barilli, a Icons of Postmodernism del 1986 presso la Holly Solomon Gallery di New York, alla I Biennale di Ankara e alla XI Quadriennale di Roma. Nel 1988 è la volta dell’invito alla XLIII Biennale di Venezia, nella quale presenta i lavori Vittoria e Bersagliere.

Negli anni Novanta il suo linguaggio si arricchisce, grazie all’introduzione nei suoi lavori dell’attività performativa, di alcune componenti della Body Art e, più generalmente, della presenza umana: iniziano in questo periodo i lavori di Autoritratto fotografico. Il 1991 è l’anno della sua partecipazione al Festival dei Due Mondi di Spoleto, mentre nel 1993 partecipa alla XLV Biennale di Venezia e nel 1996 alla XII Quadriennale di Roma. Nel 1995 Felice entra a far parte della galleria La Nuova Pesa di Roma, sodalizio avviato dalla coeva mostra La zebra non è una squadra di calcio e neanche una guardia svizzera.

Il suo lavoro prosegue attraverso la collaborazione con gallerie d’arte e istituzioni museali: Nel 2002 realizza la personale Meridiano celeste presso l’Acquario romano, nel 2004 Non c’è presso la Fondazione VOLUME! di Roma, mentre con FFMAAM | Fondo Francesco Moschini A.A.M. Architettura Arte Moderna realizza, nel 2006, Calice di Venere, nel 2011 Camere da viaggio alla Galleria Zonca&Zonca di Milano e nel 2014, Con gli occhi del gatto presso Spazio Borgogno a Milano.

Nel 2013 realizza l’installazione Nord-Est Sud-Ovest presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, curata dalla Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli e da Achille Bonito Oliva – che ha sempre seguito il suo lavoro sin dagli esordi –, all’interno della quale inscena un confronto fra le opere della collezione permanente dell’ex GNAM e i suoi lavori.

Nel novembre 2017 inaugura la sua mostra personale Felice Levini. La volpe sa molte cose, ma l’istrice ne sa una grande presso la Galleria d’arte Niccoli di Parma. Del 2020 è la mostra Visioni e Geografie presso il Chini Museo – Villa Pecori Giraldi di Borgo San Lorenzo (Firenze), mentre nel 2021 è la volta di Felice Levini. Orizzonte degli eventi al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese di Roma. Nel 2023 inaugura presso La Nuova Pesa di Roma la personale Testa o Croce mentre l’anno successivo è la volta della doppia personale Felice Levini – Salvo in: Fuori da me stesso alla galleria Operativa Arte Contemporanea di Roma. Nel 2025 è al Mattatoio di Roma con Felice Levini. Progettare il Caos a cura di Massimo Belli.

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Storie di pittura e di amicizia. Oltre la scuola romana

Il giorno venerdì 3 ottobre 2025, alle ore 18,00 nella sede della Fondazione Venanzo Crocetti (Via Cassia n. 492, 00189, Roma) si terrà l’inaugurazione della mostra.

Aperta presso la sede museale fino al 16 ottobre 2025.

La mostra nasce come ulteriore tappa di un’intensa attività artistica portata avanti da Celestino Ferraresi, Antonio Laglia e Gianluca Tedaldi nel corso degli anni, a partire dal loro fortuito quanto fortunato incontro nelle Aule dell’Accademia di Belle Arti di Roma, come Allievi del Maestro Alberto Ziveri, uno degli esponenti di spicco della Scuola Romana.
Non è un caso che una sezione della mostra sia dedicata al confronto diretto fra una delle opere topiche del Maestro – quella Giuditta e Oloferne (qui esibita), a suo tempo esposta nella IV edizione della Quadriennale di Roma del 1943 –, e gli ‘allievi’ che al capolavoro si sono ispirati con due opere originali, realizzate per questa occasione.
Le altre tre sezioni sono dedicate ai protagonisti, della mostra, in modo che si possano apprezzare i rispettivi percorsi creativi che non di rado si sono intrecciati fra loro, appunto, sulla base di un profondo rapporto di amicizia alimentato dalla passione di dipingere.

Celestino Ferraresi
Nato nel 1949, ha frequentato l’Istituto d’Arte e poi l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ricoprirà il ruolo di Professore di Prima Fascia della cattedra di Decorazione, dal 2000 fino al 2014, dopo aver insegnato nelle Accademie di Venezia e Firenze.
Amico di Piero Sadun e di Alberto Ziveri, maestro dell’informale il primo e lirico realista il secondo, frequenta la pittura anche grazie ai loro apprezzamenti e si avvia per una strada del tutto personale, che scova il mistero nelle piccole cose.
L’intenso e solitario dialogo con la luce, le riflessioni sul fascino del silenzio e sulla impietosa labilità del tempo lo portano ad evocare nel suo lavoro spazi tra realtà e memoria nel tentativo di cogliere le ragioni e i sentimenti dell’esistenza umana.
Ha esposto nelle principali gallerie italiane e più volte in Cina nell’ambito degli scambi con l’Accademia di Belle Arti di Roma. Ci ha lasciato, solo fisicamente, nel marzo 2016 e ha donato all’AIL una parte della sua collezione.
Ulteriori notizie al sito internet http://www.celestinoferraresi.it

Antonio Laglia
Nato ad Amatrice, in provincia di Rieti, fin da giovane ha mostrato una naturale inclinazione per il disegno. Trasferitosi a Roma, ha frequentato il Liceo Artistico. Successivamente, ha proseguito gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha studiato pittura con Alberto Ziveri e incisione con Arnaldo Ciarrocchi. Entrambi i maestri hanno influenzato il suo stile, orientato verso un realismo figurativo sobrio, ma emotivamente intenso, lontano dalle mode.
Laglia ha esposto in numerose mostre collettive e personali, sia in Italia (Roma, Firenze, Mantova, Grosseto, ecc.) che all’estero (Qatar, Stati Uniti, Regno Unito).
Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Roma (1971), una borsa di studio del governo ungherese (1974-75), e il Premio Tiratelli dell’Accademia di San Luca (1979). Ha inoltre svolto un ruolo di curatore presso gli spazi espositivi delle biblioteche Elsa Morante e Sandro Onofri di Roma.
Nel 2023 il Museo Venanzo Crocetti ha ospitato la sua mostra personale Segni nel tempo.
Ulteriori notizie al sito internet: https://www.antoniolaglia.com

Gianluca Tedaldi
Nato a Roma nel 1952, frequenta l‘Accademia di Belle Arti di Roma e si specializza in Storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università La Sapienza di Roma.
Negli anni dell’Accademia di belle arti di Roma è nella classe del maestro Alberto Ziveri ed espone nella sua prima personale a Latina nel 1981.
In seguito, anche in collettive, a Bologna, a Roma e nell’area romana, poi a Siena, Urbania e in numerosi paesi esteri tra cui la Germania, la Francia, la Polonia, la Turchia.
È socio della Associazione Culturale Stamperia Ripa 69 di Roma con la quale collabora attivamente dal 2018 nell’ambito della grafica incisa, tenendo regolarmente un programma di mostre e di eventi relativi all’incisione.
È guida turistica diplomata della provincia di Roma, ma esercita solo in forma amatoriale.
Come storico dell’arte collabora con l’Istituto di Italianistica dell’Università di Siegen in Germania, curando la stesura di alcuni testi relativi all’arte italiana.
Ulteriori notizie al sito internet: https://www.gianlucatedaldi.it

 

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New Nature

L’ Accademia di Belle Arti di Roma e l’Accademia di Arte e Design Eugeniusz Geppert di Wrocław presentano “New Nature”.

In un’epoca di biologia sintetica, ingegneria climatica ed ecosistemi digitali, l’Accademia di Belle Arti di Roma è lieta di presentare “New Nature”, una mostra internazionale di media art organizzata in collaborazione con l’Accademia di Arte e Design Eugeniusz Geppert di Wrocław. L’esposizione esplora il complesso e mutevole rapporto tra umanità e ambiente nell’era della tecnologia.

“New Nature” si svolge dal 16 al 29 settembre 2025, presso la Behind the Glass Gallery e la Postument Gallery dell’Accademia di Arte e Design Eugeniusz Geppert a Wrocław, in Polonia.

La mostra si concentra su temi come l’Antropocene, la crisi ambientale, le soluzioni tecnologiche, i futuri distopici e la ridefinizione del concetto di natura. Le opere, che spaziano da installazioni video e interattive a sound art, visualizzazione dati e bioarte, invitano a riflettere su una “nuova natura”: un’ecologia ibrida che unisce vita organica, sistemi tecnologici e immaginazione culturale. Qui l’arte non imita la natura, ma converge con la scienza per trasformarla.
La mostra mira a sensibilizzare, avviare un dialogo, ispirare azioni e celebrare l’innovazione artistica in questo campo in continua evoluzione.

Curatori:
Prof. dr hab. Marek Grzyb
dr Katerina Kouzmitcheva
dr Aleksandra Trojanowska
(Accademia di Arte e Design Eugeniusz Geppert di Wrocław)
Prof. Mauro Palatucci
prof. Maria Cristina Reggio
prof. Elena Giulia Rossi
(Accademia di Belle Arti di Roma)

Artisti (delle rispettive Accademie):
Lucas Begendi, Camilla Dalmazio, Giorgia Carrara, Aurora Tittarelli, Rucsandra Cristache, Maya Grassa, Wiktoria Didoszak, Ainda Fabbricini, Paolo Gentile, Eleonora Gioia, Alicja Gonet, Idzi Grzegorzewski, Michal Hlaváč, Janusz Koniecki, Kamil Kowalczyk, Dominik Kozok, Khalil Hayan Krifa, Yingai Liu , Ziwei Xu, Wiktoria Lorek, Chiara Di Marzio, Ilaria Melis, Francesca Pascarelli, Diana Trifan, Małgorzata Muszyńska, Olimpia Paldi, Lorenzo Papili, Erica Ronci, Paolo Gentile, Lorenzo Capriati, Nicola Tommaso Salerno, Martina Catarisano, Agata Plecety, Jakub Radomski, Zofia Ryżewska, Eleonora Scarponi, Michał Sieczka, Piotr Sołtys, Kornelia Strojna, Aurora Tittarelli, Lidia De Nuzzo, Leslie Leiva, Anton Tkalenko, Olimpia Paldi, Chiara Viviani, Kaja Wasilewska, Aleksandra Wawrzyniak, Marta Wereszko, Monika Wojciechowicz, Gaja Wypich.

Impronte di memoria

Inaugurazione: 20 giugno 2025 ore 18.00 – 21.00

Aperto dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 20.00 (solo su appuntamento)

Artisti in mostra: Giulia Battista, Valeria Ciocci, Adriano Di Pietro, Veronica Fausti, Diego Fonzi, Li Mingxi Alessia Pagano, Gaetana Pitarresi, Laura Romano, Elisa Scifo

Il 20 giugno si inaugura la mostra collettiva dei giovani artisti del Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Le opere in mostra sono state selezionate tra le tante prodotte durante il workshop La Sacralità della natura condotto dall’artista Paola Ricci.
Le parole chiave del laboratorio sono state: traccia, memoria e spiritualità. Quattro giorni intensi di input creativi e meditazioni per riflettere su ciò che ognuno dei partecipanti ha individuato essere la propria idea di spiritualità. Da Caravaggio a Parmiggiani, da Boltanski a Hilma af Klint e Marina Abramović alla base di ogni artista traspare la propria traccia creativa e l’invito di Paola Ricci è stato quello di chiedere ad ognuno di loro di trovare la propria.

Studio Orma è uno spazio espositivo e laboratorio creativo dell’associazione culturale ORMA situato nel cuore di Monteverde. Aperto da Marco Celentani e Edoardo Innaro nel 2024, Studio Orma si pone da un lato come vetrina espositiva per nuove proposte creative e dall’altro come spazio di ricerca e dialogo interdisciplinare, tra arte e psicologia, filosofia e spiritualità.

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it

A mano libera

Arte e cinema d’animazione in Italia
(1957-1977)

Ceccobelli / Cintoli / Fabris / Foschi / Gianini & Luzzati / Gioli / Granchi / Manfredi / Mussio / Pascali / Patella / Pirelli / Sasso

Dal 13 giugno, presso il Museo di Trastevere sarà visibile A mano libera. Arte e cinema d’animazione in Italia, mostra che nasce nell’ambito di un PRIN, progetto di ricerca finanziato dal MUR dal titolo L’animazione italiana dal boom economico agli anni di piombo promosso dall’Università di RomaTre e dall’Accademia di Belle Arti di Roma.

L’esposizione – curata da Bruno Di Marino – prende in considerazione un centinaio di opere di vario tipo (disegni, dipinti, storyboard, rodovetri, fondali, pupazzi, opere fotografiche, ecc.) e una trentina di film, il tutto realizzato nell’arco di un ventennio, 1957-1977, periodo in cui – tra l’altro – va in onda “Carosello”, fortunata trasmissione tv che, oltre a influenzare i consumi e i costumi degli italiani, ha contribuito a consolidare dal punto di vista produttivo l’animazione nostrana.

Oltre agli autori che si dedicano all’animazione in modo specifico, gli anni ’60 e ’70 hanno visto diversi artisti italiani avvicinarsi al cinema, pensando che i film potessero arricchire e completare il proprio immaginario visivo. Molti di essi hanno privilegiato l’animazione considerandola la forma più affine – iconograficamente e tecnicamente – alla loro arte. In alcuni casi i cortometraggi furono autoprodotti, in altri finanziati da case di produzione – come la Corona cinematografica di Roma -, in altri ancora frutto di una committenza pubblicitaria.

Gli artisti selezionati per la mostra sono 14: lo scultore Toni Fabris, che ha iniziato negli anni ’30 e di cui saranno riproposti Gli uomini sono stanchi (1949) e Il forziere della natura (1956); Claudio Cintoli è autore di tre cortometraggi, tra cui Primavera nascosta (1969) di cui saranno presentati materiali inediti; Rosa Foschi e Luca Maria Patella, coppia nella vita e spesso anche sul lavoro, nonché autori di cortometraggi basati su trucchi di animazione, pixillation (animazione di esseri umani) e collage fotografico; Paolo Gioli che in alcuni dei suoi oltre 35 film in 16mm ha reso omaggio alla fotografia e alla cronofotografia; Giulio Gianini & Lele Luzzati, duo che ha tradotto in immagini con la tecnica delle sagome di carta ritagliate (découpage) la musica di Mozart o di Rossini, ottenendo riconoscimenti internazionali; Bruno Ceccobelli, che – nei primi anni ’70 – ha realizzato una serie di film astratti sia dipingendoli su pellicola sia assemblando materiali vari su lunghe strisce di carta (filmate successivamente); il pittore e animatore Manfredo Manfredi, autore di sigle televisive ma anche di cortometraggi caratterizzati da uno straordinario stile grafico; il marchigiano Mario Sasso, pittore, videoartista, ma soprattutto autore di centinaia di sigle per la RAI a partire dal 1960; il fiorentino Andrea Granchi, che ha utilizzato tecniche di stop motion in film come Cosa succede in periferia (1972); l’artista e art director Magdalo Mussio che ha diretto diversi film basati su disegni animati, in contiguità con la sua raffinata ricerca grafica; Marinella Pirelli, artista visiva e cineasta sperimentale i cui primi due esperimenti, Gioco di dama e Pinca e Palonca (1961-1963), sono di animazione; e, infine, Pino Pascali, che si è dedicato ai filmati pubblicitari negli anni ’60 presso lo Studio Lodolo di Roma.

La mostra mette a confronto da una parte le immagini in movimento, allestite su monitor, dall’altra materiali strettamente connessi ai film oppure opere coeve degli autori, in modo da creare un percorso tematico-cronologico suddiviso in quattro sezioni. L’obiettivo di A mano libera, oltre a quello di storicizzare opere a autori e di situarli nel doppio contesto dell’arte e dell’animazione, è mostrare come anche attraverso questa forma audiovisiva gli artisti abbiano potuto sperimentare in piena libertà, raggiungendo risultati che ci consentono di leggere in maniera più completa la loro estetica.

Ma A mano libera sarà anche l’occasione di riportare alla luce e/o proporre al pubblico per la prima volta materiali inediti o quasi mai visti, come gli esperimenti di Ceccobelli, i disegni su acetato di Mussio, gli studi preparatori di Foschi o alcune creazioni di Pirelli, ma anche di riscoprire artisti come Fabris, dimenticati dalla storia del cinema d’animazione e poco considerati nell’ambito della scultura.

A completamento della mostra sarà pubblicato un volume di 230 pagine in italiano e in inglese edito da Dario Cimorelli Editore. Il libro conterrà saggi, conversazioni, oltre alle schede e le illustrazioni di tutte le opere esposte e le biografie degli artisti esposti.

L’immagine della mostra è stata realizzata dagli studenti del corso di graphic design dell’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida della prof.ssa Cristina Chiappini. Gli studenti che hanno lavorato al progetto grafico di comunicazione e allestimento sono: Tommaso Bordini, Giuseppina Buccheri, Ilaria Caracciolo, Giulia Caretto, Francesco Catanzaro, Alessandro Chura, Delia Miruna Ciobotaru, Domitilla Cola , Federica Loi e Luca Mobili.

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Hanji

Inaugurazione: mercoledì 11 Giugno ore 19.00

L’Istituto Culturale Coreano in Italia è lieto di ospitare la mostra “Hanji – Sperimentazioni 2025”, un progetto che coinvolge gli artisti in formazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma. La collaborazione tra i due istituti si è consolidata negli anni attraverso incontri e workshop con maestri coreani per favorire la formazione, l’approfondimento del metodo tradizionale di fabbricazione della carta Hanji e delle tinture naturali e la conoscenza della cultura coreana.

L’esposizione, che si propone annualmente a chiusura dell’anno accademico, è il frutto di un dialogo interculturale e materico. Essa esplora le potenzialità espressive della carta Hanji, realizzata a mano dagli studenti secondo la tradizione millenaria coreana, anche fondendola con altre tecniche artistiche.

La mostra rappresenta il culmine di un percorso laboratoriale che ha portato gli artisti a confrontarsi con un materiale denso di storia e significati, interpretandolo con linguaggi contemporanei e attraverso la loro ricerca personale. Le opere in mostra spaziano dall’installazione alla pittura, dal collage alla scultura, rivelando l’ampiezza delle possibilità offerte dalla carta Hanji, non solo come supporto, ma come vera e propria materia viva.

Direzione dell’Istituto di Cultura Coreano: Nury Kim
Direzione dell’Accademia di Belle Arti di Roma: Cecilia Casorati
Coordinamento scientifico: Matilde Guarnieri
Montaggi e allestimento: Federica Delìa, Matilde Guarnieri
Riprese fotografiche: Monkeys Video Lab

Artisti: Augusta Cyrillo Gomes, Eugenia Iannotti, Aurora Infrasca, Silvia Lo Presti, Judy Machnok, Marina Mingazzini, Irene Porri, Sara Sagradini, Silvia Sasso, Francesco Straface

Oltre

Mostra di giovani artisti

Opening: giovedì 29 maggio
ore 17:30
Aula Colleoni
Accademia di Belle Arti di Roma
Via di Ripetta, 222

Artisti in mostra:

Chiara Baiocchi
Ilenia Calvani
Amira Chamroukhi
Daniela Flores
Jacopo Majnardi
Alessia Pagano
Francesco Ronchi
Chiara Viviani

Il prossimo 29 maggio, presso l’Aula Colleoni dell’Accademia di Belle Arti di Roma verrà inaugurata la mostra ‘’Oltre’’. L’esposizione ospiterà le opere di giovani artisti del workshop “Il viaggio come percorso artistico e introspettivo”, tenuto da Mario Rizzi, nell’ambito del corso di Storia dell’Arte Contemporanea della prof.ssa Francesca R. Morelli.
Il progetto espositivo nasce dalla concezione del viaggio come profondo processo di arricchimento personale e inesauribile fonte di ispirazione artistica. In questa esperienza collettiva di dialogo e confronto, gli otto giovani artisti si sono dedicati con partecipazione autentica alla realizzazione delle loro visioni, cercando una coerenza concettuale ed estetica nei rispettivi progetti individuali. Sono stati invitati a coltivare il dubbio come strumento critico, a mettere in discussione le insidiose certezze e a comprendere che il talento non può emergere senza impegno, senza rigore, e senza una costante volontà di guardare “oltre”. Le opere in mostra esplorano una varietà di linguaggi, dall’acrilico su tela alla fotografia e all’installazione sonora. Accanto alle opere individuali degli otto giovani artisti, la mostra presenta anche il lavoro collettivo “Il Viaggio”, un’opera a tecnica mista su tela di 2 × 3 metri.

 

Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Chiara Picco, Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it


Vincenzo Scolamiero Come sogni perduti

Inaugurazione 12 maggio 2025 ore 17.00

Il 12 maggio si apre, alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma, la mostra personale di Vincenzo Scolamiero, Come sogni perduti, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Roberto Gramiccia.

Vincenzo Scolamiero espone sei grandi tele, concepite ad hoc per la Casa Andersen; la mostra s’incentra su due installazioni in perfetta sintonia con il luogo dove l’artista ha disperso le tracce della sua ispirazione: tra zolle, racimoli e frammenti donati dalla natura, con resti di opere incompiute del padrone di casa.

Il concetto espositivo è, dunque, parte integrante della mostra, ne segna il tracciato e ne spiega l’intenzione. Non è soltanto un’installazione ma un percorso che entra in dialogo con il sito che Scolamiero vede cristallizzato nel tempo e carico di tracce di vita vissuta e di esperienze creative mosse da una volontà utopica: quella di immaginare una città ideale, sede di un laboratorio perenne in cui l’arte avrebbe dovuto incontrare la scienza, la filosofia, la musica, il pensiero religioso e quello estetico.

Il progetto ideale di Hendrik Andersen, che è rimasto inattuato, ha animato la sua fantasia, segnandone la strada espressiva. L’utopia che resta un sogno perduto ma che non smette di emanare la sua forza immaginifica, si è concretizzata nel titolo della mostra, Come sogni perduti, che riporta una frase tratta dalla novella Lenz di Georg Büchner, molto amata da Scolamiero. Una metafora del viaggio folle e allucinato attraverso una natura vertiginosa e ostile. In essa egli riconosce la metafora della condizione dell’artista, inesorabilmente spinto a trovare un compimento della sua creatività, un approdo irrealizzabile e inafferrabile del suo sogno espressivo.

Nelle sei tele, disposte come lungo un cammino, trova dunque concretizzazione figurativa ogni suggestione avvertita e vissuta intensamente dal pittore: l’incantevole chimera universalistica di Hendrik Andersen e il fascino di questo tempio utopico ancora intatto e oggi musealizzato, l’evocazione di una lettura che da anni stimola la sua immaginazione, la riflessione sul senso stesso del dipingere e dell’inseguire i propri fantasmi senza pace né tregua.

Scrive la curatrice, Maria Giuseppina Di Monte: «Una fantasmagoria di immagini poetiche che prendono spunto dalla natura e la rielaborano attraverso visioni istantanee che danno origine ad altre visioni oniriche; da un segno ne nasce un altro fino a saturare le tele in cui domina il verde e il bruno, colori della terra, molto presenti nelle opere dell’artista che sembrano scaturire proprio da un’orogenesi naturale».

Il carattere installativo della mostra si adatta all’ambiente, che nelle opere sembra alternare gli estremi di un sogno malinconico e struggente – la coppia di tele verticali nei due imbotti dell’atrio appaiono come fragili e cristalline cineserie che danno il benvenuto agli ospiti della casa che fu – e quelli di un’immersione a occhi aperti nelle viscere della terra nei quattro dipinti che, sostenuti da strutture di travertino di cava, chiudono il visitatore in un circuito compresso e inquietante.

Dall’oro scintillante delle due tele d’ingresso, riacceso in superficie da sventagliate cromatiche rosse e verdi che ne muovono l’aria e ne livellano lo spazio, si passa dunque al folle viaggio attraverso un mondo instabile e misterioso, in cui le forze della natura, pacifiche sul plinto centrale, prendono vita e sconquassano gli animi, al ritmo ondulante delle forme che emergono da un fondo oscuro e ventoso.

Non una mostra tradizionale o un’installazione, quella di Scolamiero a Casa Andersen è piuttosto un viaggio tra sogni e utopie, in cui l’arte è insieme ragione e immaginazione, realtà e sogno, sentiero illuminato e burrone profondissimo.

Vincenzo Scolamiero è docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, città nella quale vive e lavora. Sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private. La sua prima personale si tiene nel 1987 presso la storica galleria Al Ferro di Cavallo di Roma, a cura di Antonio Alessandro Mercadante. Ha esposto in gallerie private e in rilevanti spazi nazionali e internazionali, tra Roma (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Palazzo delle Esposizioni, Chiostro del Bramante, Galleria Comunale di Arte Moderna, Macro, Chiostro del Bramante), Milano, Venezia, Bologna, Torino, Rimini, Treviso, New York, Seul, Busan, Pechino, Shanghai, Fenghuang. L’ultima in ordine di tempo (2025) è la mostra Anatomia di un paesaggio A. Bellobono, L. Coser, G. Frangi, V. Scolamiero a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV), a cura di Fabio Cosentino e Alberto Dambruoso.

SCHEDA INFORMATIVA

Titolo: Vincenzo Scolamiero. Come sogni perduti
Catalogo: De Luca Editori d’Arte, contributi di Roberto Gramiccia, Francesca Bottari, Diletta Branchini.
Sede: Casa Museo Hendrik Christian Andersen, via Pasquale Stanislao Mancini 20, 00196 Roma
Ingresso: Intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00; gratuità di legge
Il biglietto per la Casa Museo e la Mostra è acquistabile presso il totem digitale (abilitato POS) o su https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/4e7c2220-041e-42aa-9ffc-e21888df1eff
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.45. Chiuso il lunedì.
tel. +39 06 3219089 | dms-rm.museoandersen@cultura.gov.it
Sito web: direzionemuseiroma.cultura.gov.it/museo-hendrik-christian-andersen/
FB: www.facebook.com/CasaMuseoHendrikChristianAndersen/
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Si ringrazia
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Ufficio Promozione e Comunicazione

Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma
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Ufficio stampa
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
tel. 3494945612
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Maestri D’arte

Pittura in Accademia

Marcello Avenali, Ennio Calabria, Giuseppe Capogrossi, Mario Ceroli, Gianni Dessì, Piero Dorazio, Renato Guttuso, Antonio Passa, Giulio Turcato, Vincenzo Scolamiero e Alberto Ziveri

Inaugurazione: sabato 10 Maggio 2025, ore 18.00
Apertura al pubblico: dal 10 Maggio al 7 Giugno 2025

La Galleria Lombardi Project nasce dalla volontà di Lorenzo e Enrico Lombardi, in collaborazione con Roberta Avenali Dugoni, e con la direzione di Luca Gismondi.
Nel nuovo spazio espositivo sito in Via di Panico 13 si prefissa l’intento di promuovere gli artisti che attraverso la docenza hanno contribuito e che contribuiscono ancora oggi all’insegnamento accademico.
In un momento come questo, in cui la tecnica antica della pittura viene trascurata per far spazio alle nuove tecnologie, la Galleria Lombardi Project si pone come obiettivo quello di valorizzare il lavoro di questi artisti, che attraverso linguaggi e materiali differenti, spaziando dall’astrattismo alla figurazione, restituiscono una visione dell’imprescindibilità che l’insegnamento ha avuto nel tramandare antichi saperi alle nuove generazioni di artisti.
La mostra Maestri d’arte. Pittura in Accademia inaugura il 10 maggio 2025 e mette in dialogo le opere di Marcello Avenali, Ennio Calabria, Giuseppe Capogrossi, Mario Ceroli, Gianni Dessì, Piero Dorazio, Renato Guttuso, Antonio Passa, Giulio Turcato, Vincenzo Scolamiero e Alberto Ziveri.
Dal testo del Prof. Dario Evola: “La storia dell’arte, disciplina che oggi corre il rischio di scomparire dai curricula formativi europei, è storia di libertà di sguardi e di costruzioni di relazioni attraverso l’operatività artistica. La funzione delle Accademie di Belle Arti sviluppa, per tre secoli nell’Europa moderna, un particolare sapere fondato sulla operatività artistica, dove la prassi corporea delle arti diventa capacità di forma del possibile, fino all’attuale collocazione degli Istituti nell’ Alta formazione artistica, formazione terziaria avanzata. Particolarmente significativa è la storia delle Accademie di Belle Arti europee come laboratori di formazione dell’artista, dello sguardo operativo, parte fondante della formazione della cultura e dei valori etici occidentali….”

La mostra è realizzata con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Informazioni: www.gallerialombardi.com |+39 333 2307817 |+39 3200508079 | project@gallerialombardi.com
Facebook: @GalleriaLombardi | Instagram: @gallerialombardi

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