La critica nella dinamica artistica come azione poetica e vitale che resiste alle narrazioni dominanti
Introduce: Prof.ssa Elena Bellantoni, Tecniche Performative per le Arti Visive Coordinatrice Scuola Arte per la Terapia
Attualmente esistono diverse pratiche di resistenza contro i meccanismi preordinati del mondo dell’arte contemporanea, che spesso tendono a legittimare la presenza di alcuni curatori e artisti a discapito di altri. Tali meccanismi sono regolati da gallerie, circuiti di produzione, vendita e processi di valorizzazione in cui raramente si instaura una reale sinergia tra tutti gli attori coinvolti. In questo contesto, una delle pratiche di resistenza più significative è la scrittura critica. Essa, oltre a offrire un giudizio storicamente fondato e a individuare i nessi con la cultura di riferimento, deve proporre un punto di vista, ovvero un’interpretazione capace di aprire nuove possibilità di lettura. Per incidere davvero nella dinamica artistica, l’attività critica deve essere vitale, poetica, creativa, innovativa e non omologarsi ai giudizi standardizzati e alle narrazioni dominanti. Già nel 1846 Charles Baudelaire, recensendo il Salon di quell’anno, affermava parole che ancora oggi orientano il modo di intendere la scrittura come pratica di resistenza: «La critica deve essere parziale, appassionata, politica, cioè condotta da un punto di vista esclusivo, purché sia quello che apre il maggior numero di orizzonti».1 Alla luce di ciò, diventa allora necessario interrogarsi: quale ruolo ha oggi la scrittura critica dedicata all’arte? Con quali mezzi viene diffusa? Quali potenzialità esprime e, soprattutto, quali metodi d’indagine elabora per configurarsi davvero come forma di resistenza?
Maria Vittoria Pinotti è critica d’arte e membro di AICA (Association Internationale des Critiques d’Art). Attualmente collabora con gli uffici della Direzione Generale Belle Arti e del Paesaggio del Ministero della Cultura ed è coordinatrice dell’Archivio fotografico di Claudio Abate e Manager presso lo Studio di Elena Bellantoni. Scrive per le riviste Arte e Critica, ARTnews Italia, Espoarte, Exibart, Juliet e redige testi critici per gallerie d’arte con approfondimenti tematici dedicati alla pittura. Nel 2025 ha fondato per The Italian Art Guide la rubrica ‘Controcorrente’, attraverso la quale offre letture critiche inediti sull’arte contemporanea. Dal 2016 al 2023 ha rivestito il ruolo di Gallery Manager in uno spazio d’arte contemporanea nel centro storico di Roma. Ha lavorato con uffici ministeriali, quali il Segretariato Generale del Ministero della Cultura e l’Archivio Centrale dello Statooccupandosi del fondo archivistico di Palma Bucarelli.
L’immagine: L’opera di Enzo Cucchi, I piedi di Caravaggio solleva diverse questioni legate al modo in cui ogni forma espressiva, tra cui anche quella della scrittura, debba confrontarsi con la staticità, l’immobilità mentale, i dogmi e le convenzioni che la società tende a consolidare. Nell’opera avviene un rovesciamento figurativo in cui i piedi (in questo caso quelli di Caravaggio) vengono collocati sopra una testa a indicare come, per ottenere una nuova visione, sia necessario capovolgere le consuetudini interpretative e percettive. In questa prospettiva anche la scrittura critica può essere considerata come una forma di resistenza, in opposizione al pensiero dominante e a qualsiasi forma di appiattimento dell’immaginazione.
In foto: Enzo Cucchi, I Piedi di Caravaggio, 1993, carboncino e resina su carta intelata, 277×514 cm
Ufficio Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Coordinamento: Prof. Guglielmo Gigliotti g.gigliotti@abaroma.it
Collaborazione: Marianna Pontillo comunicazione@abaroma.it