Dottorandi/e in Culture, pratiche e comunicazione delle arti visive XLI ciclo

Accademia di Belle Arti di Roma

 

Curriculum A Strumenti, metodi e nuove tecnologie per la produzione artistica

Federico Stolfi

federico stolfi dottorando 2026

I Fori Imperiali nella contemporaneità
Prospettive e strategie di valorizzazione per l’area archeologica centrale di Roma

Il progetto di ricerca indaga il rapporto tra antico e contemporaneo nell’area archeologica centrale di Roma, assumendo i Fori Imperiali come caso di studio privilegiato. Muovendo da una ricostruzione storica delle trasformazioni urbanistiche e simboliche dell’area, l’indagine esplora tre direttrici interconnesse: dialogo tra arti visive e contesti monumentali, nuove tecnologie e fruizione dei beni culturali, pratiche di comunicazione per ricucire la distanza tra cittadinanza e patrimonio stimolando processi di riappropriazione. La metodologia combina l’analisi delle fonti e la ricerca sul campo, con particolare attenzione alla compatibilità curatoriale, alla sostenibilità e all’inclusione dei pubblici. Esito atteso della ricerca è la definizione di una proposta operativa: una strategia integrata e applicabile che coniughi tutela, creatività artistica e partecipazione per restituire ai Fori – e per estensione all’intero Centro Archeologico Monumentale – una centralità civica anche nella Roma odierna.

Federico Stolfi nasce nel 1995 a Roma. Si laurea con lode in Storia, Antropologia, Religioni e in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, presso cui frequenta anche un Master di II livello in Diritto e nuove tecnologie per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. Dal 2021 lavora presso l’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dove collabora con le istituzioni culturali cittadine allo sviluppo di numerose progettualità che spaziano dagli eventi agli investimenti permanenti, sia in centro storico che in contesti periferici. Tra queste: il progetto CArMe, diverse attività dell’Estate Romana, la rigenerazione di spazi pubblici abbandonati (Arco di Travertino, Fornace Veschi e altri interventi) e iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale.
Inoltre ha ideato il progetto della Rete delle Aule Studio di Roma, curandone l’attuazione con l’apertura di nuovi spazi di pubblica lettura liberamente accessibili sul territorio e in contesti museali, tra cui anche il Museo di Roma, il Palazzo delle Esposizioni, il MACRO, la Casina del Salvi al Parco Archeologico del Celio, il Mattatoio, etc. L’esperienza professionale maturata presso l’Amministrazione Capitolina costituisce il fondamento su cui prende forma il progetto di ricerca dedicato all’area archeologica centrale di Roma.

 

Margherita Caselli 

margherita caselli dottoranda 2026

Collettivi di artiste madri e pratiche di visibilità nel sistema artistico contemporaneo europeo

Il progetto analizza la condizione della maternità nel sistema dell’arte contemporanea europea, concentrandosi sui processi di aggregazione delle artiste madri in collettivi artistici. La ricerca prende in esame i collettivi nati negli ultimi dieci anni in diversi Paesi europei, indagando le modalità con cui utilizzano manifesti, siti web, archivi digitali e piattaforme social per denunciare discriminazioni sistemiche e promuovere modelli più inclusivi. Attraverso un approccio interdisciplinare che integra analisi qualitativa dei contenuti, interviste e strumenti delle digital humanities, lo studio mira a valutare l’impatto di tali pratiche sulla percezione pubblica e istituzionale della maternità nel campo artistico. Il progetto prevede inoltre la creazione di un archivio digitale aperto, finalizzato a raccogliere e valorizzare testimonianze e materiali, favorendo memoria, accessibilità e riconoscimento condiviso.

Margherita Caselli (Ferrara, 1999) è curatrice, ricercatrice e mediatrice museale. Ha studiato Beni Culturali all’Università di Padova e Storia delle arti e conservazione dei beni artistici – curriculum contemporaneo – all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con un periodo di studi alla Charles University di Praga. Ha lavorato come assistente presso la DSC Gallery (Praga) e collaborato con Ferrara Arte e Zuecca Projects (Venezia). Ha frequentato il corso NICE per curatori a Torino, vincendo nel 2024 il premio “Nice and Fair” come miglior curatrice del corso. È contributor per exibart e ATP Diary. Dal 2024 collabora con l’impresa sociale Arteco come mediatrice museale presso diverse sedi museali torinesi. Dal 2025 coordina il gruppo Antro – Arti Visive per la curatela di mostre e progetti espositivi all’interno di ANTRO, spazio culturale torinese.

 

Matteo Mazzonetto

matteo mazzonetto dottorando 2026

Dal bozzetto al monumento: la scultura pubblica a Roma nell’Ottocento.
Un atlante digitale tra arte, architettura e spazio civico.

Il progetto esplora la scultura pubblica a Roma tra il 1825 e il 1925, periodo di decisive trasformazioni storiche e urbane. Attraverso l’analisi di monumenti, bozzetti e modelli, la ricerca ricostruisce committenze, pratiche artistiche e significati civici delle opere indagate. La ricerca integra metodi storico-artistici, filologia del disegno e strumenti digitali avanzati (GIS, modellazione 3D, realtà aumentata) per restituire la relazione tra opere e contesto urbano. L’iniziativa intende valorizzare artisti e maestranze meno noti che operarono a Roma tra XIX e XX secolo, ripensando la scultura pubblica come strumento di costruzione identitaria e dialogo urbano.

Matteo Mazzonetto (Treviso, 2000) è dottorando di ricerca in Culture, pratiche e comunicazione delle arti visive (XLI ciclo) presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e specializzando presso la Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici della Sapienza Università di Roma. Ha ottenuto la laurea triennale in Conservazione e gestione dei beni culturali, indirizzo storico-artistico, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (2022) e la laurea magistrale in Storia dell’Arte presso la Sapienza (2024), entrambe con lode. Le sue attività di ricerca si concentrano sulla pittura e scultura tra XIX e XX secolo, con particolare attenzione alla museologia ottocentesca, alla formazione delle collezioni e alle pratiche di catalogazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Ha instaurato e prosegue collaborazioni scientifiche con primarie istituzioni museali, tra cui i Musei Vaticani, il Museo di Roma Palazzo Braschi e i Musei Civici di Roma, Venezia e Treviso, contribuendo a progetti di ricerca, catalogazione ed esposizione.

 

Nikla Cetra 

nikla cetra dottoranda 2026

Tra arte e moda: identità, cultura e innovazione.
Il Fashion curating come dispositivo culturale in Italia.

Il progetto proposto è volto all’esplorazione del fashion curating in Italia, analizzando il complesso passaggio del semplice prodotto di moda a oggetto artistico e fenomenologico, con l’intento di superare la visione del costume come reperto statico. Nonostante il fermento che si registra sull’argomento, il panorama italiano appare frammentato, spesso confinato alla celebrazione quasi archeologica dell’artigianato o dei simboli del Made in Italy più consolidati.

Attraverso l’esame di casi studio di eccellenza, ricerche e interviste, la proposta mira a definire un nuovo sistema curatoriale dedicato, multidisciplinare e diffuso. L’obiettivo è istituire una rete nazionale capace di connettere il patrimonio storico alle ricerche contemporanee, elevando la moda a dispositivo critico e sinestetico dello zeitgeist.

Nikla Cetra (Campobasso, 1993) – dottoranda presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
La sua formazione inizia presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata dove segue il triennio di Fashion Design, successivamente consegue il Diploma di Secondo Livello presso l’Accademia di Belle Arti di Roma in Culture e Tecnologie della Moda (2022). Durante gli studi esplora il legame profondo tra arte e moda, partecipando attivamente ad eventi e mostre, consolidando un profilo poliedrico capace di unire progettazione creativa e analisi critica.

Recentemente ha operato nella comunicazione di moda e nella didattica, ricoprendo il ruolo di docente di Ideazione e Progettazione per la Moda. Parallelamente, svolge l’attività di fashion designer freelance, con un focus particolare sul gioiello contemporaneo e la creazione di collezioni per brand di nicchia, tra cui la recente collaborazione con Saturnino Eyewear. Un percorso che esplora la moda come fenomeno culturale ed artistico.

 

 

Curriculum B Strumenti, metodi e nuove tecnologie per la comunicazione delle arti visive

Başak Tuna

basak tuna dottoranda 2026

Questa ricerca practice-based esplora i contributi nascosti delle artigiane all’interno della storia culturale condivisa tra Italia e Turchia. Partendo dalla domanda che tipo di storia può raccontare un oggetto?, il progetto utilizza il disfare e la rielaborazione dei materiali per costruire un contro- archivio di oggetti speculativi. Il fare diventa così una forma di narrazione, rivelando storie marginalizzate e la loro rilevanza nel nostro contesto contemporaneo.

Eng: This practice-based research explores the hidden contributions of craftswomen within the shared cultural history of Italy and Turkey. Starting from the question what kind of story can an object tell?, it uses dismantling and reworking of materials to create a counter-archive of speculative objects. Making becomes a form of storytelling, revealing marginalized histories and their relevance to our contemporary context.

Başak Tuna (n. 1992, Bursa, Turchia) è una designer e artista interdisciplinare basata a Roma.
Con una formazione in design industriale e un Master in Contextual Design presso la Design Academy Eindhoven, la sua pratica combina progettazione spaziale, ricerca sui materiali e approccio pratico. Esplora come i materiali quotidiani—spesso oggetti trovati—possano essere reimmaginati per rivelare nuove narrazioni e modellare le relazioni tra esseri umani e ambiente.

Eng: Başak Tuna (b. 1992, Bursa, Turkey) is an interdisciplinary designer and artist based in Rome. With a background in industrial design and an MA in Contextual Design from the Design Academy Eindhoven, her practice combines spatial design, material research, and a hands-on approach. She explores how everyday materials—often found objects—can be reimagined to reveal new narratives and shape human–environment relationships.

 

Eva Sauer

eva sauer dottoranda 2026

Shaping the Future of Art.

La restituzione finale della mia ricerca sarà un film. La ricerca è un’indagine sugli effetti dell’introduzione delle cosiddette intelligenze artificiali in vari ambiti e soprattutto su quello delle arti visive e sarà svolta tramite interviste e dialoghi con persone di rilievo, provenienti da ambiti diversi, e/o persone che si sono distinte per un punto di vista originale.

Le tematiche affrontate saranno molteplici. La codificazione della realtà: l’uomo e il linguaggio. La necessità umana di de-scrivere e com-prendere il mondo. Dal linguaggio orale-relazionale e linguaggio scritto (il segno), al linguaggio artistico come espressione della propria percezione della realtà. Infine, l’avvento del linguaggio computazionale. Strumenti computazionali supportano la formalizzazione esplicita delle categorie linguistiche e l’esplorazione empirica (statistica), mentre la teoria linguistica e l’intuizione umana guidano la progettazione di ontologie e sistemi. Quali possibilità creative porta con sé questo cambiamento epocale e a quale costo? (estrattivismo materiale, appropriazione intellettuale, corsa agli armamenti “intelligenti”).

Eva Sauer nata nel 1973, vive e lavora tra Düsseldorf e Firenze.
Co-fondatrice e membro del collettivo artistico FAMA (Four Artists for a Metastable Art, attivo dal 2016) e del collettivo curatoriale IMBOSCATA (attivo dal 2022).
Ha partecipato a numerosi progetti, individualmente e in collaborazione con altri artisti, con mostre collettive e personali in istituzioni e spazi di ricerca, tra i quali ricordiamo Palazzo Poggi, Bologna; Villa Romana, Firenze; L’Ilot Sauvage, Niort; Die Grosse – Museum Kunst Palast NRW, Düsseldorf; Centro Arti Visive Pietrasanta; Museo Arte Contemporanea e Novecento, Monsummano; La Deviation, Marsiglia, MOM Art Space, Amburgo, Museo GAMC di Viareggio; Villa Bertelli, Forte dei Marmi; Villa La Magia a Quarrata, IT; Palazzo delle Esposizioni e Palazzo Valentini a Roma, L’Entrepot Gallery, Monaco; e ha partecipato all’iniziativa artistica Senseo Ding Dong! ad Amburgo, alla III Triennale Internazionale di Arti Grafiche Contemporanee di Novosibirsk, RU, alla Tashkent Biennale for Contemporary Art, Tashkent, alla ULUS  Triennale of Extended Media di Belgrado e alla Biennale di Architettura di Venezia (con Avatar Architettura).

 

Fabrizio Sartori

fabrizio sartori dottorando 2026

Una certa idea di paesaggio. Pratiche ibride di rappresentazione dei luoghi. The Land-ship attitude.

Il progetto affronta il tema del paesaggio tra pittura, tecnologia e relazioni di comunità.
Di cosa parliamo quando parliamo di paesaggio oggi? In che modo le nuove vedute di paesaggio, in particolare quelle proposte dalle realtà virtuali, modificano il nostro rapporto con il mondo che ci circonda? Se quello creato attraverso le nuove tecnologie corrisponde alla contemporanea idea di paesaggio, è necessario allora affrontare la contraddizione alla base dello sviluppo tecnologico: da un lato le immersioni in mondi virtuali con le loro specifiche caratteristiche estetiche e dall’altro lo sfruttamento e l’annientamento di luoghi e comunità attraverso quei processi estrattivi delle materie prime che garantiscono lo sviluppo tecnologico stesso.
A partire dai casi studio dei 12 geoparchi Unesco presenti in Italia, dove il lavoro delle vecchie miniere o dei siti estrattivi è stato sostituito dalla promozione di un turismo lento ed ecologico che affronta anche la storia dei luoghi e le relazioni con il territorio, mi propongo di analizzare la crisi della nostra idea di paesaggio attraverso un approccio artistico pluridisciplinare che provi a conciliare materia, mondi digitali e persona.

Fabrizio Sartori è un artista visivo. È nato a Roma dove ha studiato architettura e pittura. Nel 2010 si è laureato a Venezia allo IUAV – Arti Visive e lo stesso anno ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive alla Fondazione Antonio RaJ di Como, visiting professor Hans Haacke.
Ha esposto il suo lavoro in diversi contesti, in Italia e all’estero, tra gli altri: Fondazione Bevilacqua la Masa, Viafarini DOCVA, Fondazione Pasticifio Cerere, Stedelijk Museum di ‘s-Hertogenbosch in Olanda, Porte des Allemands a Metz, in Francia. Nel 2020 ha partecipato alla mostra on-line “Taci. Anzi, parla. Io dico io” per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Ha collaborato con istituzioni pubbliche e private tra cui scuole, ospedali psichiatrici, carceri. Si dedica alla pittura e alle nuove tecnologie, organizza laboratori di gruppo e performance, si prende cura di un giardino sul lago di Bolsena.

 

Marco Eusepi

marco eusepi dottorando 2026

L’estetica del frammento: pratiche pittoriche e prospettive interdisciplinari è un progetto di ricerca practice-based finalizzato alla produzione di una serie di opere e progetti espositivi a partire dall’indagine sul frammento inteso come dispositivo processuale, estetico e poetico. Questo percorso intende argomentare una possibile “estetica della frammentarietà” a partire dal rapporto tra il linguaggio pittorico e l’esperienza visiva proveniente da altri media e dispositivi, affiancando a questa riflessione una ricerca teorica interdisciplinare che coinvolge, tra gli altri, gli ambiti della filosofia, della letteratura e dei nuovi media.

Marco Eusepi (Anzio, 1991) è un artista visivo con base a Roma. Le sue opere sono state esposte, tra gli altri, presso: Litografia Bulla, Roma; Museo d’Arte Contemporanea Lissone; Albert Van Dyck Museum, Schilde, Anversa; Palazzo Trigona di Canicarao, Noto (cur. Pier Paolo Pancotto); Tang Contemporary Art, Hong Kong; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; Galleria Batagianni, Atene (cur. Panos Giannikopoulos). È stato co-fondatore dell’artist-run space SPAZIOMENSA (2020-2021). Nel 2023 è stato il vincitore del Premio Lissone, categoria Nuove Visioni. È rappresentato dalla galleria ADA Project, Roma.

 

Marianna Panagiotoudi

marianna panagiotoudi dottoranda 2026

Necrovisioni. Pratiche controvisuali nell’arte contemporanea analizza l’intersezione tra necropolitica, visualità e pratiche artistiche contemporanee, assumendo l’immagine non come superficie neutrale di rappresentazione, ma come campo gnoseologico e critico in cui si producono, si legittimano e si contestano rapporti di potere. La ricerca muove dall’ipotesi che i regimi necropolitici operino non soltanto attraverso forme materiali di violenza, esclusione e controllo, ma anche mediante dispositivi visivi che stabiliscono le condizioni di apparizione, riconoscimento o rimozione di corpi, vite e memorie dallo spazio pubblico. Il progetto indaga dunque come l’arte contemporanea possa intervenire criticamente su tali regimi della visibilità, elaborando pratiche controvisuali capaci di interrompere le modalità dominanti dello sguardo. In questa prospettiva, pittura, archivio, installazione, performance, video e media digitali sono considerati dispositivi di conoscenza attraverso cui analizzare le forme di visibilizzazione, occultamento, estetizzazione e rielaborazione critica della violenza, della vulnerabilità, della morte, della memoria e della sopravvivenza.

Marianna Panagiotoudi (Atene, 1988) è artista visuale che vive e lavora a Roma. Si laurea in Storia e Teoria dell’Arte presso l’Università di Ioannina, in Grecia, e consegue i diplomi accademici di I e II livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua ricerca si sviluppa attraverso pittura, incisione, installazione, pratiche d’archivio e media digitali, interrogando i rapporti tra memoria, vulnerabilità, materialità dell’immagine e regimi di visibilità. Il suo lavoro indaga l’immagine come spazio di sedimentazione, tensione e conoscenza, in cui tracce individuali e collettive entrano in relazione con forme di presenza, assenza e rimozione. I suoi lavori sono stati esposti in Italia, Grecia, Germania e Belgio.

 

Riccardo Ajossa

riccardo ajossa dottorando 2026

La Via della Carta. La carta rappresenta da sempre uno dei principali veicoli di diffusione della cultura, accelerandone la trasmissione attraverso la parola e il disegno.
Gli archivi cartacei ne conservano ancora oggi l’integrità e testimoniano il ruolo fondamentale che questo materiale ha avuto nella storia della conoscenza.
La presente ricerca intende celebrare la produzione della carta ripercorrendo le tappe fondamentali della sua evoluzione storica e attualizzandone il significato nel contesto artistico contemporaneo, rivolgendosi in particolare agli artisti e alle esigenze espressive a essa connesse.
“La Via della Carta” affronta il tema della produzione della carta di fibra vegetale orientale realizzata nelle cartiere giapponesi e coreane contemporanee. Il progetto invita gli artisti a osservare e comprendere l’antica metodologia di lavorazione, al fine di riscoprire il significato profondo del gesto creativo e il suo legame con l’evoluzione degli strumenti e delle pratiche artistiche.
La ricerca pone quindi gli artisti al centro del processo, stimolandoli a sviluppare una maggiore consapevolezza critica nella scelta della carta in relazione alle proprie necessità espressive, attraverso la conoscenza dei metodi di produzione.
La straordinaria versatilità della carta di fibra naturale e la sua capacità di conservarsi nel tempo rendono evidente la necessità di una più ampia diffusione e integrazione di questi materiali nella pratica artistica occidentale. Ancora oggi, infatti, la conoscenza e l’utilizzo di tali carte risultano limitati tra molti artisti, e alcune problematiche legate a questa scarsa familiarità evidenziano la ridotta durabilità nel tempo di numerose opere realizzate su supporti cartacei occidentali.
Diventa pertanto fondamentale prevenire il deterioramento delle opere attraverso una scelta consapevole del supporto, ancor prima di intervenire con il processo artistico.
Il metodo di produzione delle cartiere giapponesi e coreane mette inoltre in evidenza il profondo rapporto tra la carta e la natura. Secondo la tradizione, l’intuizione originaria della produzione della carta nacque dall’osservazione di fibre vegetali intrecciate depositate sul fondo di un bacino asciutto.
Questo principio viene ulteriormente sviluppato nella ricerca attraverso l’utilizzo di pigmenti naturali impiegati per test di resistenza sulle carte selezionate. L’obiettivo è produrre una vasta documentazione sperimentale che, nel suo insieme, costituirà l’opera di riferimento dell’intero progetto di ricerca.

Riccardo Ajossa. Land artist e docente ordinario di Tecnologie della Carta presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ha dedicato la propria carriera artistica allo studio e all’insegnamento della produzione della carta di fibra naturale. Ha curato sette edizioni della mostra “Hanji Paper” presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma, in collaborazione con il Governo Coreano, che nel 2024 lo ha insignito dell’Encomio del Ministro della Cultura. Nel 2011 ha curato l’evento di chiusura della Biennale di Venezia “Segni d’Acqua”, installando una cartiera tradizionale nella sede di Ca’ Giustinian; il video di documentazione dell’evento è stato prodotto dalla Fondazione Biennale di Venezia. Attualmente svolge attività di ricerca in Giappone con il sostegno dell’Ambasciata del Giappone a Roma. Ha esposto a livello internazionale grazie alle gallerie che lo rappresentano.
Le sue opere in carta e pigmenti naturali sono presenti nelle collezioni della Fondazione Brescia Musei (Fondazione Carme), del Pontificio Consiglio della Cultura (Vaticano), del Museo Benaki di Atene, della collezione della Biennale di San Paolo (Brasile), del Museo Blotti di Roma, della Fondazione del Mediterraneo di Milano, della collezione dell’Ambasciata Italiana di Doha (Qatar) e dell’Archivio Video della Biennale di Venezia.