NOI CHE SIAMO IL FUTURO. SUL VALORE DELLA RICERCA NELL’ARTE (A PROPOSITO DI RIFORME)

Una riflessione sul valore della ricerca nel percorso di un artista e di chi, sul piano della riflessione pratica, teorica, creativa, si occupi di arte. Una excursus storico-filosofico sulla natura delle parole “ricerca” e “ricercatore”,  per giungere a contestualizzarne il peso e il senso in una cornice  estetica, ma soprattutto in un contesto politico e istituzionale. Quale ricerca per il mondo della formazione artistica? Quanto e come le Accademie di Belle Arti italiane garantisco un percorso realmente e profondamente orientato allo sviluppo del pensiero e all’innovazione dei linguaggi? Quanto occorrerà attendere per giungere al miglior compimento della riforma del settore AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), atteso da 20 anni, stabilendo anche – tra le altre cose – la possibilità di accedere ad assegni e percorsi di ricerca post laurea, di pari livello universitario?
Se lo chiede Angelica Speroni, Presidente della Consulta dell’Accademia di Belle Arti di Roma e rappresentante nazionale degli studenti di Accademie e Isia, con un testo pubblicato sul catalogo della mostra “Presenza”, che pubblichiamo qui in versione integrale, per gentile concessione di Manfredi Edizioni.
La mostra, attesa a Roma il prossimo 28 maggio, nella prestigiosa sede dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte,  mette insieme il lavoro di 13 studenti e neodiplomati, tra opere di pittura, scultura, video, installazione e fotografia, a suggello di un progetto promosso dalla Conferenza dei Presidenti degli Studenti di Accademie di Belle Arti e ISIA, col sostegno dell’Accademia di Belle Arti di Roma. La prima tappa ha avuto luogo a Palermo, lo scorso 14 ottobre, presso i Cantieri Culturali alla Zisa: giocando sul tema dell'”attesa” si invitava il pubblico a confrontarsi con un “vuoto” scenico e simbolico. Un modo per riflettere sulla battaglia ventennale condotta dagli studenti e mai arrivata a un epilogo giusto: ancora oggi ai governi e alla politica si chiede il compimento di un processo di riforma che adegui a standard internazionali le istituzioni formative scelte da quei giovani – e sono moltissimi, in costante aumento – decisi a esplorare il mondo delle arti, fra studio, ricerca e professione. 

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Noi che siamo il futuro

di Angelica Speroni

“Platone individua tre modi, o gradi, della conoscenza dell’oggetto: onoma, logos ed eidolon, ovvero il nome, la definizione concettuale e l’immagine sensibile. Questi portano alla vera conoscenza, che ha luogo nell’anima, che è insieme episteme (conoscenza), nous alethes (evidenza della cosa) e intuizione. Le prime due corrispondono a un medesimo grado ma hanno diversa natura, mentre l’intuizione, che il filosofo stesso definisce come la più vicina al quinto grado «per congenialità e somiglianza» (Lettera VII, 342d), è l’unica possibilità di comprendere il vero. La cosa stessa, che non si può tradurre interamente in intelligibile, rimane  su un grado altro e distaccato, il quinto.
Il discorrere e il pensare di Platone, nel momento in cui egli arriva al quinto grado, non è «una scienza come le altre: essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima e poi si nutre di se medesima» (341c-d). È una conoscenza indicibile, una partecipazione intima del soggetto all’oggetto, assolutamente personale e incomunicabile, che non ammette la condivisione ma si configura come una partecipazione della cosa.
Dunque la conoscenza, anche se resa possibile solo dall’intuizione, non può affatto prescindere un processo logico- intellettivo, che procede per gradi. Questi non possono indurre né costringere alla comprensione, non sono sufficienti ma tutti necessari, la loro debolezza è quella propria dell’intelletto umano, che procede attraverso di essi, e non conosce altre vie. Il salto intuitivo si configura come un andare oltre e pertanto non è intelligibile, ma (meravigliosa aporia) deve procedere attraverso l’intelletto. Si può affermare che questo ultimo passo vuol dire aprirsi alla ricerca, ovvero spingersi oltre il conosciuto e cogliere ciò che una volta afferrato diventerà (forse) indagabile razionalmente. E per fare ciò bisogna osservare attentamente e porsi quel dubbio (skepsis) che porta, inevitabilmente, a fare ricerca, che ri-chiede la ricerca, che obbliga a un movimento.
Chi fa questo? La parola “ricercatore”, nel nostro Paese, trasmuta il verbo skeptesthai in un ruolo, e suo sinonimo, anche se non ancora nella comune concezione, è “artista”. Se ci chiedete chi faccia questo, noi risponderemo: l’artista, che è un ricercatore. E la sua culla, l’istituzione in cui egli riceve l’istruzione, è un luogo dove non si fa ricerca solo intellettuale, ma anche operativa, un luogo che nasce come Accademia nel Cinquecento proprio per accogliere la ricerca. Proprio perché, anche se oggi sembra che qualcuno lo abbia dimenticato, lo studio, e quindi la didattica, è da sempre stato associato alla ricerca. Oltre alle vie della scienza e della filosofia, l’uomo ha visto un’altra strada per cogliere l’assoluto, la verità, la cosa stessa o comunque la si voglia chiamare, ciò che, parafrasando Agamben, resta non detto in ciò che si dice. Questa è la via dell’arte, che procede come tutta la conoscenza per i tre gradi e poi spicca il volo per il quinto, riuscendo a non dire quello che coglie – e lo può fare perché è lo stesso linguaggio artistico che procede tramite il non detto – ma allo stesso tempo a comunicarlo a chi si lasci guidare, riuscendo ad uscire dai canoni della conoscenza razionale e recuperando grazie alla fruizione dell’opera quella naturale disposizione a conoscere che, a differenza di quanto credeva Platone, forse risiede sopita in tutti gli esseri umani.

NOI CHE SIAMO IL FUTURO. SUL VALORE DELLA RICERCA NELL'ARTE (A PROPOSITO DI RIFORME)
Veduta di Palazzo Venezia, sede dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, negli anni ’10 del XX secolo, Roma, © Fototeca INASA

La ricerca, sorretta e affiancata dallo studio, sua conditio sine qua non, è proprio questo: un percorso in cui non ci si ferma mai, un percorso che non ha una meta predeterminata. È quel punto di tensione che non si raggiunge mai eppure si deve continuare a tendervi, è un asintoto. Si deve perché, come scrive Platone, non si può vivere altrimenti; questo si configura infatti come una necessità, al pari dell’acqua, del nutrimento, del respiro, per il ricercatore, il filosofo, lo scienziato, l’artista. E come queste figure condividono la stessa necessità, non è detto che in un uomo non possano coesistere i diversi aspetti e ambiti della ricerca. La ricerca è ciò che permette ai grandi uomini di anticipare il tempo, anticipare lo studio, raggiungere un futuro anteriore che solo tempo dopo sarà il presente, e l’artista è colui che è in grado di coinvolgere emotivamente l’uomo, scuoterlo dalla banalità del quotidiano e rimetterlo di fronte a se stesso, costringendolo a interrogarsi, in ogni momento storico; egli è in grado di non fermarsi, ma di dubitare sempre, quindi assumere necessariamente un atteggiamento scettico.
Ma cosa è la ricerca artistica, qual è la differenza tra ricerca artistica e agire artistico, presupposto che la componente della ricerca è costitutiva dell’arte? Se la ricerca è l’arte stessa, quando l’arte si esprime in un’opera – o nella sua stessa pratica – allora essa diventa il ‘prodotto’ della ricerca, il prodotto di se stessa? La ricerca, come lavoro di confine, viene descritta da Henk Borgdorff nel 2006. Ne parla in particolare nell’ambito dell’insegnamento, ponendo il problema del suo necessario irrigidirsi per rientrare in una possibile valutazione e in un piano di sostenibilità. Questo allora, a nostro parere, è il difficile quanto urgente compito dello Stato, finora disatteso per quanto sia sancito dalla Costituzione: stabilire i criteri e organizzare i suoi enti in modo da garantire la sostenibilità e la riconoscibilità della ricerca, oltre che della didattica, in particolar modo nell’ambito delle istituzioni pubbliche. Quello che noi studenti aspettiamo e per cui combattiamo è che avvenga questa presa di coscienza della realtà. Se lo Stato continua a negarci la possibilità di fare ricerca nel nostro Paese, continua a mandarci in esilio; negandoci la possibilità di studiare dignitosamente, ci discrimina; negando la qualità, rifiutandosi di valutarla e poi riconoscerla, di ciò che facciamo nelle nostre istituzioni, continua a minarela ragione stessa del nostro essere studenti.
Il progetto “Presenza”, in seno alla rappresentanza nazionale degli studenti di Accademie di Belle Arti e ISIA, è nato proprio per dire tutto questo, non perché vogliamo assumerci un compito che non ci compete, ma per condividere una consapevolezza che non sembra essere compresa. Noi studenti, che siamo il presente, chiediamo di aprirci le porte di un’istruzione che sia non solo valida, come lo è ora, ma che sia normata, supportata dallo Stato e che finalmente sia riconosciuta. Noi studenti, che siamo il futuro, lo chiediamo perché, senza sogni, senza arte, siamo già morti. Tutti noi, esseri umani”.

PRESENZA
Un progetto della Conferenza dei Presidenti degli Studenti di Accademie di Belle Arti e ISIA
Sostenuto dall’Accademia di Belle Arti di Roma
Opening mostra: 28 maggio 2019, ore 17.30
Fino al 14 giugno 2019 (su appuntamento)

Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte – Piazza San Marco 49, II piano – Roma
Artisti: Alessandro Bozzoli, Debora Cristina Cocchetti, Collettivo Mare Dentro, Tiziano Conte, Ola Czuba, Alessandra Draghi, Marco Eusepi, Elisa Garrafa, Manuel Ghidini, Eleonora Monguzzi, Mara Jvonne Raia, David Salge, Francesca Santarelli
Info: comitatoartistico.studenti@abaroma.it

 

 

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