L’ARTISTA VITRUVIANO. CONTAMINAZIONI TECNO-CREATIVE, DAL BAUHAUS AD ALEXA

Forme, sintassi, segni e significati possibili degli spazi che abitiamo, degli oggetti e delle immagini che a loro volta ci abitano, conquistando il nostro sguardo e il nostro habitat quotidiano. Architettura, arti visive, design, tecnologia: come si evolvono e come contribuiscono a definire i codici e i rituali con cui organizziamo le nostre esistenze? Da quali sistemi complessi hanno origine e in che modo stimolano la produzione di storie private e collettive, dinamiche culturali, intuizioni, relazioni, economie, comunità? Infine, quanta consapevolezza abbiamo rispetto alla loro natura, al loro potenziale, alle mille stratificazioni simboliche?
Un tema vastissimo, che un workshop teorico in Accademia prova a sviluppare insieme agli studenti. Curato da Gabriele Simongini, Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, il progetto nasce da un’idea di Fabio Sindici – giornalista e autore televisivo – che condurrà 6 lezioni, tra il 16 aprile e il 1 giugno 2019. “L’artista Vitruviano” è il titolo di leonardesca memoria, che mette subito l’accento sulla vocazione ibrida, plasticamente interconnessa, dei processi creativi moderni e contemporanei. Nel sottotitolo c’è la sintesi efficace del complesso intreccio di suggestioni alla base del progetto: “Utopie domestiche, Distopie urbane: dal Bauhaus ad Alexa, collaborazioni e contaminazioni tra architettura, arte, design, cinema e tecnologia sugli spazi da abitare”. Intreccio fittissimo tra linguaggi, discipline e campi del sapere, indagando – spiega Sindici – “le idee, gli attriti, le scintille che da questi contatti derivano”.

Centre Le Corbusier (Heidi Weber Museum), Zürich-Seefeld
Centre Le Corbusier (Heidi Weber Museum), Zürich-Seefeld

Ed eccolo attraversare i temi del workshop, con una carrellata di spunti ed esempi: “Si può pensare allo strettissimo rapporto tra l’architetto Richard Neutra e il fotografo Julius Shulman: le case e le fotografie che ne risultano non restituiscono solo l’aria del tempo ma anche il senso di un’utopia. Un altro esempio è quello dello studio realizzato dal designer-artigiano-artista-sperimentatore Pierre Chareau per Robert Motherwell, uno dei più sofisticati esponenti della New York School insieme a Rothko e Pollock. Chareau utilizzò materiali di origine militare, così come fece in seguito Castiglioni per alcune sue lampade. Ancora alla collaborazione tra Lucio Fontana e l’architetto-imprenditore Osvaldo Borsani. Oggi la tecnologia ispira artisti come Doug Aitken e nuove generazioni di architetti”. Il gusto del crossing, la pratica virtuosa dell’innesto e della diluizione.
E a configurarsi, negli ultimi decenni, sul piano delle immagini pop, artistiche, cinematografiche, letterarie, mediatiche e politiche, sono stati spazi spesso utopici, in qualche caso distopici, in cui l’idea di futuro si è declinata tra voli audaci e inevitabili crolli, paure e desideri, spinte ideali e disimpegno, corpi fluidi e simulacri, economie dei dati e tecnologie del virtuale, forme in divenire e sconfinamenti molteplici. Una lunga storia di effervescenze creative, con l’artista “vitruviano” a mixare etiche ed estetiche, a farsi costruttore di mondi e di visioni. E a incidere su quella quotidianità che è fatta di spazi, cose, liturgie, dispositivi, attraverso cui continuano a evolversi pensiero e sguardo della collettività.

Julius Shulman, Koenig House, Hollywood Hills
Julius Shulman, Koenig House a Hollywood Hills

L’arte – prosegue Sindici – può essere inserita in modi innovativi all’interno di un’architettura: pareti che diventano schermi, computer art in mobili customized. Gli artisti firmano stanze d’albergo. Perfino piscine. Ma se si guarda bene, lo faceva Gio Ponti negli anni ’60. In realtà, molte delle soluzioni di oggi hanno origine nella multidisciplinarietà del Bauhaus, nei dialoghi fertili e problematici tra architettura e cinema, nelle dimore d’artista. I casi più interessanti di studi d’artista saranno oggetto di uno degli appuntamenti, così come i rapporti tra creatività e location nelle residenze dove molti giovani artisti vengono ospitati in programmi ad hoc“.

HM


“L’artista Vitruviano. Utopie domestiche, Distopie urbane: dal Bauhaus ad Alexa, collaborazioni e contaminazioni tra architettura, arte, design, cinema e tecnologia sugli spazi da abitare”.
Un workshop di Fabio Sindici
A cura di Gabriele Simongini

Aula Magna
16*, 26** aprile | 3*, 18**, 25** maggio | 1** giugno 2019
* ore 16.30, ** ore 14.00

16.4.19 MICRO E MACRO
Il mobile nella città. Visioni estetiche e funzionali di dettagli e paesaggi, arte e architettura, dalle “macchine da abitare” di Le Corbusier e Neutra alle smart cities del futuro contemporaneo

26.4.19 INFLUENZE E INTERFERENZE
Architetti totalitari, artisti prometeici, archistar, designer pop, artigiani d’antan. Le schegge dell’utopia

3.5.19 RELAZIONI AVVENTUROSE
Le collaborazioni tra Richard Neutra e il fotografo Julius Shulman, tra i designer Charles e Ray Eames e Eero Saarinen, tra Frank Gehry e Claes Oldenburg, tra Lucio Fontana e Osvaldo Borsani, tra Robert Motherwell e Pierre Chareau. L’amicizia di Antonio Sant’Elia e Umberto Boccioni. Il cortocircuito tra Frank Lloyd Wright e Hollywood. Borghi trasformati in musei di arte contemporanea in Toscana. Architetture reali e spazi dell’immaginario, da Metropolis alle realtà virtuali e aumentate.

18.5.19 MALEDETTI ARCHITETTI
A trentotto anni dalla pubblicazione del pamphlet di Tom Wolfe, un riesame sulla percezione di arte e architettura contemporanea da parte di pubblico e critica. Utopie e distopie, tra Chandigarh e lo Zen (di Palermo). Il dialogo (possibile?) tra i capolavori del passato e gli interventi degli architetti e artisti dei nostri giorni. La rivoluzione del moderno e la contro-rivoluzione del post-moderno. La critica antropologica e l’estetica tecnologica.

25.5.19 ARTE, DESIGN, MERCATO E NUOVI COLLEZIONISMI
La casa come opera d’arte, i musei diffusi, gli ateliers esemplari, le installazioni d’ambiente. Le gallerie-salotto e l’arte infiltrata nel co-working

1.6 LA CASA CAMALEONTE
Dal Bauhaus all’Acid house dell’artista Doug Aitken. Richiami dal passato, segnali dal futuro: tecnologie digitali, idee di spazio, esigenze ecologiche e ipotesi per un’arte integrata nella domus del XXI secolo

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