IL COLORE DELL’AUTENTICITÀ. LEILA MIRZAKHANI, LEZIONI DI BLU

Un’antologia di piccole cose mute, scorci di paesaggio, oggetti del quotidiano sospesi nel bianco; oppure frammenti di natura dissolti fino a smarrire i bordi, evaporati sul filo dell’immaginazione; e ancora micro astrazioni, come trame di linee ondulate o severe, distese – fitte fitte – fra l’organico e il concettuale. Tutto blu, sempre. Una gamma di azzurri con cui reinventare il mondo, pezzo a pezzo. Leila Mirzakhani (Teheran, 1978; vive a Milano) inforca i suoi occhiali cromatici, capaci – nella luce della pittura – di virare segni e immagini verso quell’unico timbro infinitamente variabile. Un’ossessione delicata, l’abbandono in punta di pennello a un colore liquido, quasi soffiato sul foglio, subito decodificabile al livello dei simboli e delle evocazioni. Meditativo, spirituale, connesso all’idea di infinito.

Leila Mirzakhani, portrait
Leila Mirzakhani, portrait

E si chiama proprio “Blu” il workshop che Leila Mirzakhani conduce tra il 21 e il 24 marzo 2019 in Accademia, col coordinamento di Tania Campisi, docente di Grafica per l’Arte. Un laboratorio per apprendere i segreti della “cianotipia”, affascinante tecnica di stampa fotografica, caratterizzata dal tipico colore Blu di Prussia e dall’uso di luce ultravioletta. Si parte proprio dall’immaginario icnografico dell’artista, dal suo catalogo pittorico, dal metodo di elaborazione visiva e dal linguaggio sensibile scandito da trasparenze, figure emerse dall’inconscio, connessioni emotive e mentali.
Utilizzo il colore blu da qualche anno – racconta – perché nel mio lavoro cerco sempre di generare una sensazione sospesa tra reale e irreale. Il blu è il colore del cielo e del mare, che sono le superfici blu più estese in natura. Superfici che riportano alla dimensione del sogno: il cielo e il mare li vediamo blu, ma in realtà non lo sono affatto. Siamo dinanzi a un’illusione percettiva. Se prendi un po’ d’acqua di mare sarà trasparente; così il cielo appare di quel timbro per via di un processo ottico, fisico: se lo vedi dallo spazio è nero, mentre dalla terra – per via dello strato di ozono nell’atmosfera – lo percepiamo come azzurro. Il blu, in natura, evoca dunque inconsciamente questo scarto tra reale e irreale, una dimensione onirica”.

Leila Mirzakhani e gli studenti durante il workshop
Leila Mirzakhani e gli studenti durante il workshop

E a diventare blu, nel suo viaggio cromatico-visionario, sono anfore, finestre, fontane, cascate, albe, orizzonti, piccoli volatili in gabbia, onde, reticoli, vulcani, fibre minute, arbusti soffici e ombre liquefatte. “Per me l’arte ci connette al mondo delle idee, delle forme perfette”, spiega. Ma se Platone è sullo sfondo, l’iconografia sul foglio rivela una narrazione minima, una figurazione sul punto di sparire, nella convivenza tra processi d’astrazione e una metodica collezione di frammenti reali, comuni. Cose, dettagli, luoghi. “È proprio come nei sogni – prosegue -, al risveglio hai la sensazione che quello che hai vissuto sia vero, ma allo stesso tempo sai che non è così”. Le forme affiorate sulla carta sono residui di realtà, ma anche canali per giungere a un mondo altro, immateriale.
Spazio onirico, dunque, quello della pittura. Per Mirzakhani è prioritaria la sfera del non visto, del sommerso, del rimosso, delle immagini sedimentate e della sensibilità acuta: “Gli artisti trasmettono allo spettatore, in parte, la dimensione del loro subconscio: ed è proprio quello che vorrei ottenere col mio lavoro. Trasmettere una sensazione di concentrazione, di meditazione, di spiritualità. E proprio il blu è il colore perfetto per arrivare a tutto questo. Del resto, negli anni, ho condotto tanti studi intorno alla psicanalisi, una vera e propria ricerca personale. Ho letto i testi di Lowen, Jung, Hillman, Reich e molti altri… Il contatto con noi stessi è molto importante per me, come artisti e come esseri umani”.

Leila Mirzakhani, Tappeto, 2017, matita su carta, 56 x 77 cm

Una consapevolezza che, durante il workshop, guiderà anche gli studenti. “Il titolo, BLU, è solo un pretesto”, racconta. “Il lavoro che sto provando a fare con i ragazzi riguarda la loro identità, la personalità, l’intimità più profonda. Qualcosa da tirare fuori, al di là delle convenzioni. Che poi è una forma di battaglia politica e sociale: essere autentici è la migliore risposta a un sistema che ci vuole omologati, conformi. Ogni artista, nel suo percorso, si connette al proprio spazio di autenticità, passo dopo passo. Ed è quello che vorrei per gli studenti. Vorrei che arrivassero al loro blu. Ognuno al suo blu speciale. ‘Trovate il vostro blu’ ho chiesto loro. Che è come dire: trovate il vostro segno, trovate voi stessi. E nel processo di ideazione e sviluppo creativo siate il più possibile perversi, istintivi, non conformi, non educati, non allineati, rompendo qualunque tabù. C’è spazio anche per il ‘brutto’ nel cammino che conduce alla propria verità”.
Blu onirico, psicanalitico, politico, viscerale. “Questa  è per me la salvezza. Questo stare in contatto, realmente, col nostro corpo e col nostro pensiero. Il mio lavoro si concentra su quest’idea di “contatto” che è una forma di libertà. Lottiamo molto nel nome della libertà di espressione, spesso senza sapere quanta libertà intellettuale abbiamo perso. Per me resta la cosa più importante: essere liberi, a livello del pensiero”.

– Helga Marsala



“Blu”, workshop condotto da Leila Mirzakhani

a cura di Tania Campisi e Ferdinando Fedele, Docenti di Grafica d’Arte
In collaborazione con Marilena Sutera, Docente di Serigrafia, e Adriana Micieli, Assistente di Laboratorio
Accademia di Belle Arti di Roma

 

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